• Nenhum resultado encontrado

UBI ITALICUS IBI ITALIA

N/A
N/A
Protected

Academic year: 2021

Share "UBI ITALICUS IBI ITALIA"

Copied!
28
0
0

Texto

(1)

ITALI

A NEL

MONDO

UBI IT

ALICUS IBI IT

ALIA

I T A L I A

N

E L

M O N D O

GIUGNO - 2010

I T A

L I A M

I G A

ANO 16 - N ° 2

(2)

IT

A

LIA

M

IGA

23

(3)

ITALI

A NEL

MONDO

05

s o m m a r i o

ELEZIONI - ELEIÇÕES

GIUSEPPE BONO

POLITICA

UNA PAROLA

SULL’ISTRU-ZIONE

SESSANT’ANNI DI BOSSANOVA

12

16

06

CULTURA

MUSICA

INTERVISTA

DALL’AUSTRALIA CON AMORE

ATTUALITÀ

EDITORIALE

04

FRANCESCA CALLIGARO

INTERVISTA

14

11

O GRANDE IMBRÓGLIO

OPINIONE

19

FIRENZE - FLORENÇA

TURISMO

22

CAPESANTE ALLA VENEZIANA

GASTRONOMIA

26

LA VERA STORIA DELLA CO²

PONTO FINAL

27

(4)

IT

A

LIA

M

IGA

Editoriale

[email protected] JORNALISTA RESPONSÁVEL Edoardo Pacelli, nº 1398, OJB-RJ.

DESIGNER GRÁFICO Edoardo Pacelli CONSELHO ACADÊMICO

Antonio Olinto, in memória Geraldo França de Lima, in memória

Gilberto Ramos Lorenzo Matteoli

IMPRESSÃO Ortho Line Gráfica Digital

(21) 3902-9428 COLABORAÇÃO: Raffaele Peano (MG)

Carlos Brandão Eunice Khoury Pacelli Percival Puggina (RS) José Nêumanne (SP) Olavo de Carvalho (USA)

Cesar Roberto Magdalena Célio Lupparelli

Thoni Litsz Alfredo Apicella Da Australia: Lorenzo Matteoli

FOTOGRAFIAS Edoardo Pacelli Alfredo Apicella Acervo pesssoal

Presidenza CDM, Livio Anticoli Igor Rodrigues Lorenzo Matteoli CARTAS E-mail [email protected]. Rua Duvivier, 43 22020-020 Copacabana (RJ) Telefax: (21) 2295 1481 Tiratura: 15.000 copie Edições Italiamiga, 2010 28 p. ISBN:

ITALIAMIGA, Italia nel Mondo, ritorna con una veste

nuova, nuova nella forma e nuova nei contenuti, ma fedele

alle finalità che l’hanno spinta a nascere.

L’Italia, culla della civiltà occidentale, è presente in Brasile

con i suoi 34 milioni di abitanti, discendenti dagli immigranti

che arrivarono nei secoli XIX e XX. Questa importante parte

della popolazione brasiliana ha contribuito, in maneira preponderante, al

progresso ed allo sviluppo del Paese. Costituendo, appena, il 15% della

po-polazione brasiliana, produce il 35% del Prodotto Interno Lordo.

Cosa vogliamo essere:

Italiamiga vuole essere una rivista caratterizzata dalla serietà e trasparenza

delle informazioni, dalla loro concezione all’elaborazione.

Italiamiga ha come obbiettivo quello di informare ed intrattenere in maniera

imparziale. L’impresa Italiamiga ambisce diventare portavoce attivo e ponte

tra le culture dei due Paesi, l’Italia ed il Brasile. Per questo può contare su

una struttura di giornalisti e collaboratori di grande creedibilità, in Brasile,

in Italia e nel mondo. Tra questi, in Brasile, José Neumanne, Olavo de

Car-valho, Gilberto Ramos e Carlos Brandão, in Itália, giornalisti come Antonio

Socci, Alberto Tornielli, tra gli altri, e, in Austrália, con il professore e

ar-chitetto Lorenzo Matteoli.

Quali sono pertanto gli scopi?

•Informare.

•Divertire.

•Promuovere azioni socio-culturali.

•Incentivare l’unione tra i due paesi.

•Trarre ai lettori l’attualità.

•Evidenziare l’importanza della presenza italiana in Brasile.

•Incentivare la cultura italiana in Brasile.

•Rivitalizzare la cultura italiana presso la collettività.

•Promuovere l’intercambio cuturale e professionale.

•Divulgare la gastronomia ed il turismo in Italia.

Vogliamo dirigerci, pertanto, a:

•Italiani.

•Immigranti italiani.

•Discendenti di italiani.

•Amanti della cultura e delle bellezze italiane.

•Interessati ad una informazione di qualità.

•Imprese italiane consolidate in Brasile.

•Imprenditori, commercianti e professionisti.

Ci auguriamo che, come sempre, i lettori vogliano comprendere e

sostenere il nostro sforzo.

Grazie, Edoardo Pacelli

Giugno-Junho 2010

(5)

ITALI

A NEL

MONDO

Elezioni - Eleções

2010

Fedele ad una posizione di neutralità in vista

del-le prossime edel-lezioni in Brasidel-le, ITALIAMIGA non può

fare a meno di sottolineare alcuni aspetti interessanti e,

se vogliamo, curiosi della prossima tornata elettorale.

Il Brasile, come si sa, è terra di immigrazione

dove molti popoli provenienti da ogni parte del mondo

vi hanno trovato asilo, ospitalità e rispetto. Una delle

co-lonie più numerose che vivono in questo Paese è

quel-la italiana, così numerosa che l’ONU l’ha riconosciuta

come la maggiore etnia bianca del Brasile.

La presenza è così marcante che si è costituita

una associazione di parlamentari italo brasiliani,

presie-duta dal deputato Ricardo Barros, che si incontra

rego-larmente con i colleghi italiani. Sotto questo punto di

vista, e non solo per questo, importante azione è

svol-ta dal depusvol-tato isvol-taliano Fabio Porsvol-ta, eletto dagli isvol-taliani

all’estero che vivono nell’America meridionale.

Avviene, curiosamente che la moglie dell’attuale

presidente, la signora Marisa Letizia, abbia acquisito la

cittadinanza italiana, mentre uno dei candidati alla futura

carica presidenziale, José Serra, abbia anche lui il titolo

di cittadino italiano, non solo, ma la Società Italiana di

Beneficenze e Mutuo Soccorso, dodici anni fa, gli ha

at-tribuito il titolo di “Italiano che si è fatto onore”!

Pertanto è comprensibile che la colonia

italia-na veda di buon grado l’ascesa alla più alta carica dello

stato di un candidato che in qualche modo rappresenta

quello spirito di volontà, di operosità, di tenacia che ha

contraddistinto e ancora contraddistingue l’emigrante

italiano nel mondo.

Fiel a uma posição de neutralidade em vista das

próximas eleições no Brasil, ITALIAMIGA, não pode

não sublinhar alguns interessante aspetos e, podemos

dizer, curiosos do próximo pleito.

O Brasil como todo mundo sabe, é terra de

imi-gração onde muitos povos, provenientes de toda parte

do mundo encontraram asilo, hospidalidade e respeito.

Uma das colônias mais numerosas que vivem no País é a

italiana, tão numerosa que a ONU a reconheceu como a

maior etnia branca do Brasil.

A presença italiana é tão marcante que se

consti-tuiu uma associação de parlamentares ítalo-brasileiros,

chefiada pelo deputado Ricardo Barros, que se

encon-tra com regularidade com os colegas italianos. Sob este

ponto de vista, e não apenas por isso, uma importante

ação é desenvolvida pelo deputado italiano Fabio Porta,

eleito pelos italianos que vivem na América do sul.

Acontece, curiosamente, que a esposa do atual

presidente, a primeira dama Marisa Letícia, adquiriu a

cidadania italiana há pouco tempo, enquanto um dos

candidatos à presidência, José Serra, haja ele também o

título de cidadão italiano, mas além disso, a Sociedade

Italiana de Beneficência e Mútuo Socorro, fundada por

emigrantes italianos em 1854, lhe conferiu o título de

“Italiano honrado”.

É, portanto, compreensível que a colônia italiana

veja com favor a subida ao maior cargo da União de um

candidato que represente aquele espírito de vontade,

op-erosidade, tenacidade que distinguiu e ainda distingue o

emigrante italiano no mundo.

José Serra

(6)

IT

A

LIA

M

IGA

economia

S

e dovessimo definire la personalità ed il caratte-re di Giuseppe Bono (in-gegnere Honoris causa dell’Università di Genova) e Amministratore dele-gato di Fincantieri, po-tremmo prendere come esempio questa sua af-fermazione: ''Finché

sarò alla guida di que-sta azienda non chiuderò nessun stabilimento, per-ché mi sembrerebbe di tradire le generazioni del passato''. Giuseppe Bono,

un calabrese scattante e pieno di verve, già al ver-tice di Finmeccanica, uno dei grandi manager della'

Giuseppe Bono

industria di Stato, dalla carriera proficua e ricca di esperienze, è giunto a Rio de Janeiro dove ha avuto degli importantissimi in-contri con le autorità lo-cali, gettando le basi per una fruttuosa collabora-zione industriale tra l’Ita-lia ed il Brasile. ITALIAMI-GA ha avuto il piacere di intervistarlo.

IA: Dottor Bono, lei è

passato dall' Efim alla Aviofer, alla ristruttura-zione Agusta, a Alenia a Ansaldo, cosa l'ha spinta a intraprendere questa iniziativa in Brasile, quel-la cioè di entrare in

que-sto importante mercato?

IA: Già operavamo in Brasile una sede presso una società brasiliana. Ora abbiamo individuato nel Brasile come una se-conda patria, in quanto in questo paese vive la più grande colonia italiana fuori dei confini naziona-li e, soprattutto, perché il Brasile per lo sviluppo che ha avuto e che avrà, diventerà una grande po-tenza economica tra poco tempo. Il nostro obiet-tivo è quello di opera-re, attraverso operatori locali, con il governo, e con le istituzioni che gui-dano lo sviluppo del pa-ese, per costruirvi una industria cantieristica di livello mondiale. Lo scopo finale, se il governo e le istituzioni sono interes-sate, come ci sembra, è quello di creare decine e decine di migliaia di nuovi posti di lavoro. Una indu-stria navale che, non solo servirebbe a soddisfare il fabbisogno interno brasi-liano, ma che possa com-petere su scala mondiale. IA: Ma questo non

po-trebbe essere pericoloso per l'industria navale ita-liana?

GB: Non siamo in

compe-tizione, perché quelle navi che servono al momen-to al Brasile, soprattutmomen-to nell'industria petrolifera, noi in Italia non le faccia-mo. Costruiamo appena quelle più sofisticate, per altre ostruzioni navali gli armatori si rivolgono alla Corea o al Giappone o alla Cina perché noi non siamo competitivi. Allo-ra, questo è stato il mio ragionamento: siccome il Brasile ha bisogno di in-vestimenti, perché non

costruirle in Brasile e poi dal Brasile estendersi per tutto il mondo e fare dal Brasile la concorrenza ai paesi asiatici? Perché è indiscutibile che il costo del lavoro, che è uno dei fattori di concorrenza con quei paesi, il Brasile o pos-sa reggere per i prossimi anni. Da qui il progetto di trasferimento di tecnolo-gia, di organizzazione, di preparazione, in quanto noi ci riteniamo, dal pun-to di vista cantieristico, la prima azienda al mon-do. Noi siamo leader a l mondo, per esempio, nel-la costruzione di navi di crociera, che è una delle costruzioni più sofisticate che ci siano. Per la Marina Italiana abbiamo costru-ito portaerei, sommer-gibili e pattugliatori. Ab-biamo l'esperienza di fare anche sul posto le cose. Da due anni, per esem-pio abbiamo un contratto con l'India, per l'assisten-za che diamo al cantiere e alla marina indiana per la costruzione di una por-taerei che sarà realizzata lì. Con la Turchia stiamo costruendo in un cantiere locale dei pattugliatori, di cui abbiamo dato il know how, e daremo loro l'assi-stenza per la costruzione. Siamo in grado di istruire il personale e, con i nostri partner, come i brasiliani, ad investire per realizza-re questo progetto. Per noi si tratta di un grande progetto nel quale capar-biamente, da buon cala-brese, credo.

IA: Come pensate di

or-ganizzarvi per il futuro? GB: oggi noi abbiamo in

Brasile una rappresen-tanza, se il progetto an-drà in porto, pensiamo

(7)

ITALI

A NEL

MONDO

economia

di costituire una società, FINCANTIERI do Brasil, e di dare a questa società il supporto sotto forma di gruppi di tecnici per ri-modernare, ristrutturare i cantieri. Vogliamo aiutare il Brasile a costruire per la sua cantieristica una sto-ria gloriosa. D'altronde noi siamo abituati a fare i passi secondo la gamba, se qui non ci sarà nulla da fare, è inutile che ci met-tiamo a costruire delle società che non avranno nulla da fare. Noi siamo qui per fare degli affari, naturalmente quelli giu-sti, facendo gli interessi non solo della Fincantieri, ma anche del paese nel quale ci troviamo. Per-ché noi andiamo nei pa-esi non per fare “toccata e fuga”, solo per fornire e poi scappare, ma noi vo-gliamo restare.

IA: La visita a Rio della

nave Andrea Doria è stata accolta con vivo interes-se dagli ambienti militari brasiliani. Ci sarà un se-guito commerciale?

GB: Stiamo dialogando

con la marina brasiliana la quale ha diversi interessi ci ha chiesto delle infor-mazioni, dei pre progetti di alcune navi, pattuglia-tori e fregate, che noi abbiamo dato e stiamo tentando di definire con loro quali sono i requisiti necessari per la loro stra-tegia. Non solo l'Andrea Doria, ma io penso che la cosa più importante sia la portaerei Cavour, che per la prima volta i due pae-si pae-si sono mespae-si inpae-sieme per un evento, purtroppo triste, internazionale, il terremoto di Haiti, dove mi pare che questa

mis-sione congiunta sia stata un vero successo. Stia-mo così diStia-mostrando che Italia e Brasile possono lavorare congiuntamente per affrontare emergenze internazionali. Nel mondo moderno quello che conta non è tanto la tecnologia, perché la tecnologia è ac-cessibile a tutti, ma la ca-pacità di mettere insieme le cose, l'organizzazione. Noi pensiamo di avere sviluppato questa nostra capacità con la costruzio-ne delle navi da crociera costruzione che vale tra cinquecento e seicento milioni di Euro. Questo è l'oggetto che più vale al mondo. Quello che produ-ce Fincantieri è il 25%, il resto lo deve progettare, comprare fuori, lo deve far arrivare al momento giusto e metterlo insie-me. Noi questo abbiamo e vogliamo mettere a di-sposizione dei nostri part-ner.

IA: Il suo curriculum è senza dubbio molto bril-lante. Qual'è il segreto che le ha permesso di guidare le più importanti imprese italiane?

GB: Può sembrare

retori-ca, ma non lo è. Nel mio mestiere, come in tutti i mestieri, la chiave del successo è quella di esse-re innamorati di quello che si fa. Perché è la vita ed io ne sento la responsa-bilità. Ho avuto la fortuna di lavorare in aziende con una lunga tradizione: la Fincantieri, il cui cantiere più recente ha più di cen-to anni di scen-toria. Io sencen-to una responsabilità sulle spalle rispetto alle vec-chie generazioni che mi hanno tramandato

que-sti cantieri e alle nuove perché io non posso che dare il meglio per i pros-simi cento anni. Questo è il messaggio che vorrei dare agli amici italiani e brasiliani: dobbiamo co-struire delle cose che du-rino nel tempo, il resto, affari, speculazioni, a noi non interessano.

IA: Come considera il

rapporto con le autorità locali?

GB: Se posso avere la

possibilità di illustrare alle autorità locali quello che vogliamo fare, sono sicu-ro che rimarranno affa-scinati perché quello che a loro più preme è fare gli interessi nazionali. Io penso e sono convinto che, malgrado tutto quel-lo che si dice e si pensa della politica e dei politici,

alla fine quello che deve prevalere è l'interesse della collettività.

IA: Quest'anno il Brasile va alle urne ed è possibile che le autorità con le qua-li state trattando adesso, tra qualche tempo possa-no essere altre. Avete va-lutato questo rischio? GB: Noi pensiamo che i

rapporti avvengono con i governi, non con gli uo-mini, che sono natural-mente importanti, ma se le idee sono buone vanno avanti e sono trasferite ai successori.

Nelle immagini, nella pa-gina precedente:

la Nave Andrea Doria, l’intervista, in basso, varo della nave Costa Lumino-sa con il ministro Brunet-ta

(8)

IT

A

LIA

M

IGA

L’onorevole Massimo Ni-colucci è giunto a Rio de Janeiro accompagnando una delegazione di pri-marie aziende italiane, interessate a conclude-re importanti iniziative in Brasile. ITALIAMIGA lo ha intervistato.

IA: Onorevole Nicolucci,

qual’è il motivo della sua visita a Rio de Janeiro?

MN: Oggi siamo qui per accompagnare alcune aziende per portare avan-ti ciò che qualche mese fa è stato messo in moto dalla politica. Tutto nasce dalla volontà di due go-verni, che erano consa-pevoli, innanzi tutto, della fratellanza dei due popoli, l'italiano ed il brasiliano, una fratellanza che anda-va maggiormente anda- valo-rizzata. E devo dire che, grazie al ministro Nelson Jobim, persona estrema-mente sensibile, questo avvicinamento e questo percorso ha avuto inizio. La sua venuta in Italia, il suo incontro con il primo ministro Berlusconi, con i ministri Larussa e Scajola, ha accelerato quello che, comunque, sarebbe stato un processo inevitabile. Da allora è stato tutto un susseguirsi di incontri po-litici, di visite reciproche, che hanno avuto il punto più alto nei giorni scorsi, a Washington, con l'incon-tro tra il presidente Lula e Silvio Berlusconi. Non è solo un accordo strategi-co quello che si è firma-to, si è firmata la volontà dell'Italia di essere prota-gonista nello sviluppo di questo grande popolo e di

questo grande paese che è il Brasile, leader mon-diale nei prossimi anni.

L'atteggiamento dell'Italia non è quello di aziende interessate a trarre pro-fitto da questo sviluppo, ma quello di trasferire della tecnologia a que-sto popolo, intelligente e capace che sta vivendo questa grande opportu-nità che la storia gli sta offrendo. Oggi questo è il primo passo di impor-tanti imprese italiane che stanno prendendo contat-to con importanti aziende brasiliane, con la stessa marina militare brasiliana, per portare avanti quei progetti concreti che sono necessari per iniziare ac-cordi sempre più grandi e importanti. Infatti pen-siamo che questi incontri, sia a livello politico, sia a

livello imprenditoriale, an-dranno molto avanti nel tempo.

IA: Come mai è stata scel-ta la città di Rio de Janeiro per dare il calcio iniziale a questa futura prospettiva? MN: In primo luogo per-ché l'inizio di questo nuo-vo processo di collabora-zione è nel campo navale. Quindi, in questo senso, la città di Rio è un po la capi-tale del Brasile. Ma men-tre noi siamo qui, ci sono altre realtà imprenditoriali al lavoro a Brasilia e a San Paolo.

IA: Non disturba la

pro-spettiva di un probabile cambio di governo con le prossime elezioni, in Bra-sile?

MN: Vede una delle grandi caratteristiche del presi-dente Berlusconi è quella di non avere mai avuto

pregiudizi o difficoltà ad interloquire con la perso-na che gli si trova di fron-te. Io credo che le neces-sità, la volontà e l'affetto che uniscono i due popoli, vanno oltre gli interpre-ti che devono realizzare questo. Credo, anzi, che si era perso già tanto tempo nel passato e che questi limiti politici o di oppor-tunità politica dovessero essere presi in considera-zione. Anzi, a prescinde-re dai grandi e splendidi rapporti che intercorrono tra il presidente Berlusco-ni ed il presidente Lula, e col Ministro Nelson Jobim, e con tutte le persone con le quali abbiamo avuto dei rapporti, riteniamo che, al di là di quello che saranno i risultati elettorali, questo percorso non avrà nessu-na battuta d'arresto. IA: È stato

affronta-to, e come, il problema dell'estradizione del terro-rista Battisti?

MN: Il problema Battisti che per un certo tempo ha fatto apparire quasi condizionante il rapporto tra Brasile e Italia, è stata soprattutto una monta-tura giornalistica. Posso dire che il governo italia-no è sempre stato rigoro-samente rispettoso delle scelte del Brasile, come siamo certi che il Bra-sile mai ha avuto dubbi sulle certezze del diritto dell'Italia in questo senso. Pertanto il problema Bat-tisti non influirà assolu-tamente sul percorso che abbiamo iniziato.

Edoardo Pacelli

Massimo Nicolucci

intervista

Il fiore all’occhiello della FINCANTIERI: la Portaerei Cavour

(9)

ITALI

A NEL

MONDO

Il fiore all’occhiello della FINCANTIERI: la Portaerei Cavour

economia

(10)

IT

A

LIA

M

IGA

Edoardo Pacelli

hi si reca come turista in Croazia, è atratto da un invitante depliant che recita: «Goli Otok isola della pace, isola di assoluta libertà - dice il dé-pliant turistico -. Mare straordinariamente pulito, ambiente immacolato, immerso nel silenzio».

Quelle due isole paradisiache dell’alto Adriatico sono state per anni un inferno. Il regime titoista jugoslavo, infatti, le aveva trasformate in due Lager in cui fini-rono, non solo ustascia macchiatisi di orrendi crimini durante la seconda guerra mondiale e alcuni delinquenti comuni, ma anche e soprattutto deportati politici e, in particolare, quei comunisti, compagni nella lotta di resistenza partigiana contro nazismo e fascismo, che, quando Tito nel 1948 ruppe con Stalin erano rimasti fedeli, per fede nell’idea universale marxista, al comunismo ortodosso e cioè - allora - a Stalin. Finirono così a Goli Otok, l’Isola Nuda, eroici com-battenti per la causa della rivoluzione mondiale. Fra essi c’erano anche circa duemila italiani, militanti comunisti che avevano conosciuto le galere fasciste e i Lager nazisti, che si erano battuti in Spagna contro Franco e si erano recati con entusiasmo in Jugoslavia per contribuire a edificare il socialismo nel Paese più vicino. In quell’inferno, sottoposti a maltrattamenti e torture, ignorati da tutti, resistettero eroicamente e paradossalmente in nome di Stalin, massimo inventore di Gulag.

o storico Claudio Magris, in “Utopia e disincanto”, ce ne ricorda la tragedia, quella di un gruppo di uomini la cui sfortuna fu di essere sempre “dalla parte sbagliata nel momento sbagliato, circondati dalle frontiere più dure e feroci”. Erano duemila operai comunisti dei Cantieri Navali di Monfalcone, dei “duri e puri”. Attraversarono il golfo di Trieste per unirsi ai compagni titini per edificare “il vero socialismo”. Pochi anni dopo il loro arrivo, quando nel 1948 il maresciallo jugoslavo Tito venne scomunicato dal Cominform e ruppe con Stalin, furono visti con sospetto da Belgrado, minacciati, e molti di loro sbattuti nei gulag, perché “non ortodossi”. Insomma, erano rimasti stalinisti. Ma anche in patria quel destino “sbagliato” non cambiò: furono umiliati, emarginati e vessati, in quanto testimoni di un passato del quale il Pci ormai si vergognava. Vicenda che su quella gente è pesata come un fallimento morale, tanto da indurla a non parlarne per anni. Lo ha fatto in tempi recenti qualche superstite, come per li-berarsi la coscienza, parlando con uno storico, Giacomo Scotti, che ha ricostruito la storia.

i l M o N D O

O

Ma chi erano questi

duemila italiani?

La storia

dimenticata

Le vittime dell’utopia stalinista

C

(11)

ITALI

A NEL

MONDO

sciata sui media da un’altro ristretto clan di operatori professioinisti dello “spin”?

No. Non è così.

La gente c’è, esiste a fa quello che deve fare, tutti i giorni, normalmen-te. Sono probabilmente 59 milioni e gli altri sono un milione. Scarso. L’Italia che ci viene servita dai me-dia è una sovrastruttura marginale, una crosta spuria, un baccano crea-to ad arte…una gigantesca manipo-lazione mediatica.

Quale arte? Quale scopo? Per conto di chi?

Good question.

Secondo me si tratta di una nuova e satanica forma di terrorismo. Non bombe, non dinamite sulla pancia di fanatici suicidi, ma una droga in-formazionale sistemica, rovesciata quotidianamente con fiumi di carta e di inchiostro sui cervelli degli Ita-liani veri e normali.

Bisogna stare attenti perchè è una droga letale: se si comincia a cre-dere che il Paese sia quello confe-zionato dal gelatinoso terrorismo si rischia forte. Si rischia di farlo vin-cere, il terrorismo in gelatina me-diatica.

L’unica cosa che può salvare il Pa-ese da questo insidioso gelatinoso terrorismo è il bimillenario italico scetticismo: speriamo che funzioni ancora.

Con questo non voglio dire che i ladri, corrotti, gli incompetenti e i profittatori non esistono. Ci sono, sono veri, ma sono marginali, e ci sono sempre stati. Il Paese vero è un altro, è sempre stato un altro. Dobbiamo con urgenza ristabilire i corretti equilibri e le giuste distan-ze.

A queste cose pensavo mentre guardavo, sulla televisione, i cor-pi straziati a Baghdad degli Irakeni che, nonostante tutto, vogliono an-cora votare e si fanno massacrare per celebrare un rito di democrazia che il teatrino italiano sta spensie-ratamente sprecando.

Le notizie dall’Italia si accavallano come un fiume in piena. Non c’è tempo di digerire, assorbire, me-tabolizzare e, tantomeno, capire, un fatto, un avvenimento, una ca-tastrofe, uno scandalo, che si vie-ne travolti da un’altra bordata di incredibili notizie, fatti, catastrofi, scandali. Una vera bufera. Frane di fango, alluvioni, terremoti e post terremoti, processi, sentenze, con-trosentenze, condanne, prescrizio-ni, pompiprescrizio-ni, escort, giovani coristi trastullati da vecchi e illustri oltre che potenti funzionari, cricche, fa-vori, direttori di giornali massacrati da scandali e riabilitati da contro-scandali, truffe fiscali da centinaia di milioni di Euro , vere, finte, ne-gate, affermate, liste di candidati vere, finte, con firme, senza firme, presentate non presentate, respin-te non respinrespin-te, accettarespin-te, bloccarespin-te, cambiate, milioni di Euro, decine di milioni di Euro, centinaia di milioni di Euro, lodi, processi brevi, legitti-mo impedimento riconosciuto, non riconosciuto, vero, finto…magistra-ti, rossi, bianchi, neri, avvocafinto…magistra-ti, rossi, bianchi neri, presidenti, rossi, bianchi, neri…

Ci si chiede dov’è la gente, dov’è il paese normale. Dove sono quelli che lavorano, che si alzano all’alba, tornano a casa a notte, quelli che studiano, quelli che insegnano, che si preoccupano, che allevano figli, che pagano le tasse, che pagano l’affitto, che risparmiano soldi e si fanno derubare dalle banche, che invecchiano, che si ammalano e che muoiono, quelli che curano, medi-cano, assistono, guariscono, quelli che fanno funzionare i tram, i treni, gli autobus, gli ospedali, le scuole, che arano i campi, che raccolgono il grano, che mungono le mucche, che puliscono le strade, quelli che non urlano, non saltellano, non giroton-dano, che non occupano….possibile che un Paese di 60 milioni di abitan-ti veri, reali, normali, sparisca die-tro una caligine nera, dendie-tro a una puzzolente nebbia imbastita da un teatrino di pochi personaggi e

rove-ATTUALITÀ

Dall’Australia con amore

Lorenzo Matteoli

È nato a Milano, diploma alla Lincoln High School di Portland Oregon, matu-rita’ classica al Liceo Ca-vour di Torino, laurea in architettura al Politecnico di Torino, Ordinario di Tec-nologia dell’Architettura alla Facolta’ di Architettu-ra del Politecnico di Tori-no (1980), Preside della Facolta’ dal 1981 al 1986, direttore del Dipartimento di Scienze e Tecniche per i Processi di Insediamen-to (1983-1989), Assessore per il Partito Socialista Ita-liano al Comune di Torino dal 1986 al 1992. Addetto scientifico presso l’Amba-sciata Italiana a Jakarta 1992-1994. Dal 1995 vive, studia, insegna e scrive a Perth (Western Australia) e a Indian Harbour (Nova Scotia, Canada).

Lorenzo Matteoli

(12)

IT

A

LIA

M

IGA

Una parola sull’istruzione

Intervista a Raffaele Peano presidente della Fondazione Torino, Scuola Internazionale e del Centro di

Lingua e Cultura Italiana, di Belo Horizonte (MG),

Raffaele Peano, Presidente del-la Fondazione Torino Scuodel-la Internazionale e del Centro di Lingua e Cultura Italiana, di Belo Horizonte (MG), comcia a firmare la colonna su in-vito di Alfredo Apicella, capo redazione di Rio de Janeiro.

I

l Dott. Peano, come é

cono-sciuto, é stato dirigente del Gruppo FIAT per più di tre decenni, con un vasto curri-culum ,che comprende la di-rezione del gruppo in diversi paesi come Italia, Polonia, Ar-gentina e Brasile.

In questa colonna, il Dott.Pea-no parla brevemente delle pro-spettive per i prossimi anni nel settore dell’istruzione, del qua-le si occupa dal 2004, come presidente e direttore generale della Fondazione Torino. Do-vendo dividere il suo tempo tra la scuola e l’azienda, la sua agenda é constantemente pie-na di impegni.

Essendo stato padre di un’alun-na, il Dott. Peano ha un vin-colo con la Fondazione Tori-no dal 1984, dove ha sempre

partecipato attivamente, visto il suo interesse nel rafforzare dal punto di vista amministrativo l’istituzione, creata nel 1974, parallelamente alla costruzione della fabbrica della Fiat a Be-tim, per rivolgersi inizialmente in modo esclusivo ai figli di ita-liani. Nel 1988 la scuola si apre maggiormente attraverso la creazione del Centro di Lingua e Cultura Italiana e, a partire dal 1992, diventa biculturale. Il Dott. Peano ha sempre col-laborato a tutte queste fasi di trasformazione.

Nel 2000 torna ad occuparsi direttamente anche della Fon-dazione, sua passione, di cui é presidente da 6 anni. Con spi-rito imprenditoriale ed inno-vatore, acquisito nel corso del tempo come leader del gruppo Fiat, sta progettando un futuro pieno di successi, avendo sem-pre come ispirazione la qualità dell’insegnamento.

Quali sono le prospettive dell’istruzione attualmente? La formazione dei bambini e dei giovani é un lavoro sempre più arduo, che esige

responsabi-lità, dedizione e persistenza. La scuola condivide questo com-pito con i genitori.Gli alunni che frequentano la Fondazione Torino hanno un futuro com-plesso che li attende. Saranno i futuri professionisti, impresari, politici; i capi famiglia che vi-vranno in una società sostan-zialmente diversa dalla nostra. Pianificare l’insegnamento oggi significa gettare le basi dei cam-biamenti sociali dei prossimi decenni; é per questo motivo che la cosa fondamentale é in-segnare a pensare.

Che cosa differenzia una scuola Internazionale?

La Fondazione Torino, in qua-lità di Scuola Internazionale, offre un’alfabetizzazione bilin-gue, l’insegnamento di altre tre lingue e il diploma internazio-nale che dà diritto di studiare in qualsiasi università dell’Unione Europea.

Inoltre il corpo docente é for-mato da vari professori stranieri e molti studenti di varie na-zionalità frequentano la scuo-la. Questa caratteristica é di estrema importanza, perché la convivenza multiculturale pro-duce una visione globalizzata, ampliando la diversità culturale e favorendo lo scambio di espe-rienze.

Qual é l’importanza di impa-rare un’altra lingua?

Nel mondo globalizzato in cui viviamo parlare solamente la propria lingua non basta. Se vogliamo formare dei giovani cosmopoliti, dobbiamo prepa-rarli per affrontare situazioni diverse e per un mercato di la-voro sempre più competitivo. Parlare altre lingue apre le porte ai giovani.

Sappiamo che l’apprendimento di un’altra lingua é molto na-turale per i bambini e con un metodo efficace lo é anche per gli adulti. Pertanto, oltre all’in-segnamento dell’italiano dalla scuola materna, abbiamo inclu-so anche la lingua inglese. I più giovani imparano con attività ideate specialmente per poter assorbire la lingua in modo na-turale e piacevole.

Quali sono i piani per il futu-ro?

Siamo in una fase di transizio-ne, durante la quale ci stiamo organizzando per raggiungere la nostra meta. In tre anni la scuola Internazionale ha avu-to una crescita di oltre il 45%, molto al di sopra la media delle scuole del paese. Questo rappresenta il prodotto di uno sforzo di organizzazione inter-na, gestione più efficiente delle risorse e il lavoro di squadra insieme al corpo docente.

(13)

ITALI

A NEL

MONDO

Una parola sull’istruzione

Uma palavra sobre educação

En

trevista a Raffaele Peano presidente da Fondazione Torino, Scuola Internazionale e do Centro di

Lingua e Cultura Italiana, de Belo Horizonte (MG),

Raffaele Peano, Presidente da Fundação Torino Escola Inter-nacional e Centro de Língua e Cultura Italiana, de Belo Hori-zonte (MG), passa a assinar a coluna de educação a convite de Alfredo Apicella, chefe de reda-ção do Rio de Janeiro. 

Dr. Peano, como é  conheci-do, foi executivo do Grupo Fiat por mais de três décadas, com um currículo vasto, que inclui a direção de unidades do grupo em diversos países como Itália, Polônia, Argenti-na e Brasil. 

Nesta coluna, Dr. Peano fala um pouco das perspectivas para os próximos anos no se-tor de educação, em que atua desde 2004, como presidente e diretor geral da Fundação Torino. Dividindo o tempo entre as atividades na Escola e na empresa, sua agenda é atri-bulada.

Como pai de aluna, Dr. Pea-no está vinculado desde 1984 à  Fundação Torino, onde sempre participou ativamen-te, interessado em fortalecer administrativamente a insti-tuição, criada em 1974, pa-ralelamente à construção da fábrica da Fiat em Betim, para atender exclusivamente aos fi-lhos de italianos. Estruturada

em 1976, em 1988, a Escola abriu-se para a comunidade, através da criação do Centro de Língua e Cultura Italiana e, a partir de 1992, tornou-se bi-cultural. E Dr. Peano sempre colaborou em todas essa trans-formações.

Em 2000, voltou a se ocu-par diretamente também da Fundação, sua paixão, onde é presidente há 6 anos. Com o espírito empreendedor e ino-vador, que adquiriu em tantos anos como líder do grupo Fiat, vem traçando, com foco na qualidade do ensino, um ca-minho arrojado para a Escola Internacional.  

Quais as perspectivas da edu-cação nos tempos atuais? A formação de crianças e jo-vens é  cada vez mais um tra-balho árduo, que exige res-ponsabilidade, dedicação e persistência. A Escola divide esta tarefa com os pais. Os alunos que frequentam a Fun-dação Torino tem um futuro complexo pela frente. Serão os futuros profissionais, em-presários e políticos. Serão os chefes de família que estrutu-rarão uma sociedade substan-cialmente diferente da nossa. Planejar o ensino hoje significa desenhar as mudanças da so-ciedade nas próximas décadas. Por isto, o essencial é ensinar a pensar. 

O que caracteriza uma escola internacional?

Sendo uma Escola Interna-cional, a Fundação Torino oferece alfabetização bilíngue, ensino de mais três idiomas e o diploma internacional que dá direito ao aluno de estudar em qualquer universidade da União Européia.

Além disso, o corpo docente é  formado por estrangeiros e frequentam a escola estudan-tes de várias nacionalidades. Esta característica é muito en-riquecedora, pois o convívio com estrangeiros dá uma visão mais globalizada, ampliando a diversidade cultural e favore-cendo a troca de experiências.   Qual a importância do aprendizado de outra lín-gua?

No mundo globalizado em que vivemos, falar apenas a língua madre é pouco. Se esta-mos formando jovens cosmo-politas, temos que prepará-los para enfrentar situações adver-sas e para um mercado de

tra-balho cada vez mais competi-tivo. Falar outros idiomas abre as portas para os jovens. Sabemos que o aprendizado de outra língua é  muito natural para crianças e com metodolo-gia eficaz é fácil também para os adultos. Por isso, além do ensino do italiano desde a edu-cação infantil, incluímos tam-bém o aprendizado do inglês. As crianças aprendem com atividades criadas

especial-mente

para que elas absorvam o idioma de forma natural e prazerosa.  

Quais são os planos para o futuro?

Estamos em fase de continuar arrumando a casa e nos estru-turar para alcançar nossa meta. Em três anos a escola

interna-cional teve

um crescimento

de mais de 45%, muito

aci-ma da média das escolas do

país. Isto é resultado de um

esforço de organização

in-terna, gestão mais eficaz dos

recursos e o trabalho junto

ao corpo docente.

tr

ans

late

Edoardo Pacelli

educação

(14)

IT

A

LIA

M

IGA

Francesca Calligaro

La Musa della GIOSTRA DEI GOL di

RAI ITALIA

Quando ho deciso di inter-vistare Francesca Calliga-ro, pensavo, con timore, che ne sarebbe derivata una intervista banale, del tutto scontata. Devo am-mettere che dopo averne letto il curriculum, ho capi-to che mi trovavo di fronte un personaggio veramen-te inveramen-teressanveramen-te e fuori dal comune, tanto da dover ristrutturare lo schema di domande da porle.

Ma chi è France-sca Calligaro? È conosciuta ai più come la presenta-trice, per molti anni, della trasmissione di RAI Inter-national La Giostra dei Gol. L’anno scorso, inaspettata-mente, è stata dirottata su un altro programma, Made in Italy, nel quale ha im-messo tutto il suo talento, non solo di presentatrice, ma anche di osservatrice acuta delle cose encomia-bili che hanno fatto del nostro paese un punto di riferimento importantis-simo nei vari nostri settori di eccellenza. Dal 30 gen-naio la simpatica Francesca è rientrata con molto suc-cesso nei ranghi della Gios-tra presentando la Gios- trasmis-sione del sabato dedicata alle serie A e B del nostro campionato di calcio.

IA - Cara Francesca, che circostanza l’ha spinta a farsi catapultare nel mon-do del calcio, un monmon-do, se vogliamo, frivolo, non es-senziale, considerando la sua preparazione culturale legata ad altri mondi, dalla laurea in Economia e Com-mercio, alla abilitazione

all’insegnamento della lin-gua inglese, alla scuola di dizione e alle attività legate al mondo teatrale e dello spettacolo in generale?

F - Non credo che esistano argomenti frivoli, esistono modi superficiali di trattare qualunque ar-gomento. Il calcio ha una sua storia fatta di sacrifici, sudore e passione, sto a proposito leggendo un bel libro sui 50 anni della FGC lega dilettanti, é bellissi-mo; il momento dello show del marketing e del denaro a palate interviene sopra-tutto nel terzo millennio, ed oggi inevitabilmente que-sto sport muove una gran fetta di economia, anche a livello televisivo questo ha un grande peso. Il mio av-vicinamento al mondo del calcio é dovuto ad una se-rie di coincidenze, vi anno-ierei, ma ci tengo a ricor-dare mio padre, prima un grande giocatore, poi un esperto e un appassionato. Seguire questo sport, ora che lui non c’è più, me lo fa sentire più vicino. Sicura-mente lui mi segue tutte le settimane! Quando avevo tre anni mi regaló un paio di scarpini, era un segno..

IA - Una domanda indiscreta. Come è potu-to riuscire ad una ragazza nata e cresciuta in Friuli, di concepire e realizzare il film “Con amore, Rossana” in napoletano antico?

F - Con amore Rossana è stato il lavoro piú appassionante di tut-ta la mia vitut-ta, se dovessi scegliere tra tutti i modi

di comunicare la regia é senz’altro il più completo, il napoletano antico é stata una complicazione note-vole (acting coach per due mesi, prove lunghe) ma un’inevitabile

c

onseguenza della scelta di presentare il film sul mercato america-no, e devo dire che ha fun-zionato, abbiamo vinto un sacco di premi! Il film Con amore, Rossana é stato scritto da tre donne (Calli-garo, Boschi e Ghzzoni) e diretto a quattro mani da me e Paula Boschi.

IA - Come si concilia il suo amore per lo spettaco-lo, come autrice di testi o come regista, con la con-duzione di un programma dedicato al calcio?

Io amo comunicare, è que-sto il mestiere che ho scel-to, anzi, che fortunatamen-te ha scelto me. Fare una foto, una regia, recitare una poesia o intrattenere un pubblico in tv sono espres-sioni molto diverse tra loro ma che io considero tutte parte della mia istintiva vo-glia di raccontare il mondo filtrato attraverso le mie emozioni. Da alcuni é con-siderato egocentrismo, io penso che in questo modo il mondo risulta molto più vario e divertente.

IA - Il suo passaggio dalla Giostra al programma Made in Italy è stato da lei considerato un avanza-mento professionale, una specie di premio? Anche se probabilmente l’audien-ce di Made in Italy è stata senz’altro minore rispetto a quella della Giostra, non

pensa che questo sia stato un tipo di programma più impegnativo e, per questo, più gratificante?

F - Ad agosto il curatore della Giostra ha deciso che io e Simona sa-remmo state un costo ec-cessivo e inutile e così ci ha escluse dalla trasmssione. Momento duro, quando ad agosto pensi di iniziare di li a poco e poi non accade. É andata così. Per fortuna il nuovo direttore Renzoni ci ha ripensato. Il passaggio fino alla Giostra del Saba-to é avvenuSaba-to con una tra-smissione deliziosa (non tutto il male viene per nuo-cere) che ho fatto volentie-ri e con la quale ho scoper-to luoghi e realtá deliziose della nostra Italia.

IA - La Giostra del Sabato rappresenta un pri-mo passo per il ritorno de-finitivo al programma della domenica?

F - Per me é senz’al-tro importante il passaggio dopo 5 anni di calcio alla conduzione da sola (sia A o B) e lo devo al nuovo di-rettore che mi stima molto, fortunatamente. Il campio-nato di B é un’ottima pale-stra, è piú complesso e va-riegato di quello della A; mi piacerebbe passare alla do-menica, tutti sono piú rilas-sati davanti alla tv e si sta in compagnia di quello che io considero il mio pubbli-co e la mia grande famiglia nel mondo. Magari arrive-ranno un sacco di richieste per e mail...chissá!

Edoardo Pacelli

intervista

(15)

ITALI

A NEL

MONDO

Inicialmente os desfiles de

carna-val na Sapucaí eram sempre

linka-dos a algum escândalo envolvendo

pouquíssima ou nenhuma roupa,

aliás, alguns carnavalescos se

tor-naram famosos na década de 80

e 90 por causarem polêmica

di-minuindo cada vez mais o tapa

sexo... E muitas vezes ele nem

mesmo existia. Ou era eliminado

no decorrer dos desfiles.

Algumas alas das escolas possuíam

integrantes que trajavam

modeli-tos sem muito tecido, mas muimodeli-tos

adereços que roubavam o olhar do

público para o todo da fantasia,

compondo assim com muitas

co-res alegco-res e movimentos

frenéti-cos a arquitetura do carnaval.

Os ornamentos arquitetônicos se

resumiam as plumas e paetês,

cha-péus, resplendores e adereços em

pontos estratégicos disfarçando a

quase nudez do corpo.

Suas vestimentas pontuam os

pul-sos, pescoço, costas e cabeça, e não

escondem o que todos querem ver

as lindas musas que fazem à alegria

do carnaval e criam vida na

ave-nida, tornando a festa ainda mais

bela.

Não importa a quantidade de

te-cido empregado na confecção de

fantasias.

Podendo usar tudo, desde as mais

ornamentadas com brilhos e

pe-dras até as mais simples...

A reciclagem de materiais também

é notada no carnaval entre as

esco-las que usam garrafas pet e copos

descartáveis para decorar alguns

carros e muitas alas tem suas bases

dentro da sustentabilidade e

rea-proveitamento de materiais.

Os anos se passaram e as fantasias

e sambas evoluíram, carros

alegó-ricos hoje são animados com

pes-soas em movimento que constrói

um belo visual que muda a cada

instante, um tema muito presente

este ano na Escola de Samba

Uni-dos da Tijuca. Esta mesma

apos-tou com tudo na evolução, na

mu-dança, na rapidez de movimentos

e trocas de roupas como passe de

mágica. Isto transformou a escola

em vencedora absoluta do

carna-val e tornando seu carnacarna-valesco o

mais novo sucesso no que diz

res-peito a construção de uma

alego-ria vanguardista.

A apresentadora e atriz Babi

Xa-vier desfilou como musa da escola

de samba Mocidade

Independen-te de Padre Miguel e sua maratona

foi de muita disciplina, força de

vontade, malhação para agüentar

o ritmo frenético da Avenida

com-pondo o quadro arquitetônico da

sua escola.

A arquitetura também está

expli-cita nos camarotes das escolas de

samba como é o caso do

decora-dor Chico Vartulli que a quatro

anos providencia todos os quesitos

necessários para um camarote

dig-no de um presidente, ele dig-nos conta

como foi a sua empreitada na

Uni-dos de Vila Isabel.

“É preciso muita determinação e

força de vontade, pois tem

mui-tos obstáculos pela frente e dá um

bom conforto aos convidados.

para agradar os diretores a

deco-ração tem que ter muito

envolvi-mento com o enredo da escola”

Diz Vartulli.

A Atriz Vera Gimenez nos brilha

no carnaval carioca desfilando na

Grande Rio a vinte anos seguidos

e diz: “cada ano é uma surpresa,

mas o ano que eu fiquei

maravi-lhada foi quando sai a 1ª vez no

carro jardim suspenso da babilônia

em 1982, criação do Joãozinho 30

para a escola de samba Beija Flor

de Nilópolis”.

Segundo Vera todo carro alegórico

é seguro se for feito como se deve,

mas em termos de destaque o que

mais se destaca não é o carro mais

rico, nem mesmo o maior, e sim

os mais criativos.

Outro ponto importante para

que uma escola se torne campeã

é que as pessoas se preocupem em

aprender o samba enredo da escola

que estão compondo, e não se

pre-ocupar tanto em aparecer na TV,

apenas lutar para dar o melhor de

si para tornar sua escola campeã.

Fotos gentilmente cedidas

pelo fotógrafo Igor Rodrigues.

A Arquitetura

do Carnaval

arquitetura italo-brasileira

(16)

IT

A

LIA

M

IGA

S

e

s

s

e

n

t

a

a

n

o

s

d

e

B

O

S

S

A

N

O

V

A

IA – Simon Khoury,

o Senhor é

conside-rado um dos maiores

conhecedores da

mú-sica popular

brasilei-ra, pode contar aos

nossos leitores como

nasceu seu

relacio-namento com a

Bos-sa Nova?

SK - Sem nenhuma

pretensão, posso

fa-lar de cadeira porque

fui testemunha

ocu-lar, auditiva e

emo-cional do

surgimen-to desse movimensurgimen-to

que surgiu no Brasil,

no Rio de Janeiro, em

princípio no final da

década de 50 e

ala-strou pelo mundo,

chamado de Bossa

Nova. Com 18 anos,

apaixonado pela

mú-sica clásmú-sica, trilhas

sonoras compostas

por gênios,

come-cei a me aproximar

de um som inovador

praticado por

nume-rosos trios que

sur-gira (piano, baixo e

bateria) que se

apre-sentavam nos bares

e boates do RO, São

Paulo e Belo

Horizon-te, principalmente:

Bossa Rio, Tamba Rio

e outros. Tive a

pa-chorra de ir assistir

Maysa lançando a

Bossa Nova na

Ar-gentina e Leny

An-drade no México, e

só não fui prestigiar

Marcos Valle, em Los

Angeles, porque

en-fiaram na minha

ca-beça que lá poderia

acontecer um

ter-remoto a qualquer

momento. Era

figu-rinha fácil nos vários

bares como Bottles

Bar, Beco das

Garra-fas e outras. Na

te-levisão não perdia o

programa “O fino da

Bossa” e, mais

tar-de, “Dois na Bossa”

comandado pela

du-pla Elis Regina e Jair

Rodrigues. Logo a

Bossa Nova me

con-quistou. Foi atrás de

todos os talentos e

fiz uma série de

en-trevistas com todos

seus expoentes.

IA – Este ano a

Bos-sa Nova completa 60

anos. Ainda é atual?

SK A Bossa Nova vai

fazer 60 anos. Será?

Este

movimento

que se alastrou pelo

mundo a partir de

1961 e que a mídia,

alguns

pesquisado-res e críticos

costu-mam apontar

Anto-nio Carlos Jobim e

João Gilberto como

líderes e

“desco-bridores” teve uma

série de precursores

já na década de

trin-ta. Em 1931, um dos

mais

importantes

compositores

brasi-leiros, Noel rosa, já

se utilizava da

pala-vra “bossa” num dos

seus sambas “Coisas

Nossas”;

IA - O que significa

“bossa”?

SK - Pode ser alguém

com atributos

joco-sos, ou quem se

uti-liza de um modo

pe-culiar de fala ou agir,

ou alguém

talento-so, e, também, uma

pessoa que procura

inovar. Bossa Nova

é, foi, um

movimen-to caracterizado pela

renovação, indo de

encontro ao lugar

comum e ao dó de

peito baseado numa

inovação

rítmica,

melódica e

harmôni-ca, onde o artista se

manifesta de modo

suave, pausado,

su-til, onde a

sensibili-dade se aliava com

a cura di Edoardo Pacelli

a técnica. Nos anos

quarenta, o

violoni-sta Valzinho (1914

– 1980) já

compun-ha suas canções de

modo insólito,

sur-preendendo, assim

como Custódio Mês

quita (1910 – 1945)

autor de inúmeros

clássicos, o homem

dos sete

instrumen-tos,

Garoto,

que

tranquilamente

se

expressava com o

banjo, violão,

cava-quinho,

bandolim,

paulista que nasceu

em 1915 e faleceu

em 1955, o pianista

Vadico (Oswaldo

Ga-gliano) parceiro do

Gênio Noel Rosa, e

muitos outros. Todos

esses homens, sem

saber, estavam

de-sbravando caminhos

que vieram desaguar

na bossa nova. Até

que em 1951, um

negrinho pobre,

pia-nista, que vivia de

favores, filho de uma

empregada

domésti-ca, empolgou o

Bra-sil com seus sambas

elétricos,

efusivos,

irônicos e

apaixona-dos, mesclando

De-Simon

Khoury

música

O mais profundo conhecedor da

(17)

ITALI

A NEL

MONDO

Simon Khoury entrevista Tom Jobim e, em baixo, Elis Regina

S

e

s

s

e

n

t

a

a

n

o

s

d

e

B

O

S

S

A

N

O

V

A

bussy, Ravel, Vivaldi,

com Oscar Petterson,

Errol Garner, Bill Evans,

deu o pontapé inicial e

inconscientemente

reu-niu todos os grandes

músicos que levaram

a bossa nova para o

mundo. Não custa

lem-brar que Tom Jobim e

João Gilberto não

per-diam qualquer chance

de segui-lo onde

esti-vesse se apresentando.

Numa entrevista feita

com Johnny Alf, este é

o cara, ele me revelou

que não seria o que é

se não tivesse bebido

nas fontes e Debussy,

Tchaikovsky, Ernesto

Nazareth, este um dos

maiores compositores

que o Brasil produziu.

Dois anos depois

acon-teceu o célebre

concer-to de bossa nova no

Carnegie Hall de Nova

Yorque, espetáculo que

causou muita polêmica

pela ausência de

John-ny Alf, João Donato,

Vi-nicius de Moraes,

Mar-cos Valle e pela falta de

experiência de alguns

interpretes. Tom Jobim,

por exemplo, depois

de cantar um minuto

“Corcovado”, pediu

li-cença à platéia para

re-começar, Roberto

Me-nescal esqueceu a letra

de “O Barquinho” de

sua autoria com

Ronal-do Bôscoli e NormanRonal-do

Santos simplesmente

cantou sem

microfo-ne! Com tudo isso o

público adorou e foi ao

delírio com as

apresen-tações de Tom Jobim,

Sergio Mendes, Carlos

Lyra, João Gilberto,

en-tre outros. Luiz Bonfá

interpretando “Manhã

de Carnaval” foi um

negócio a parte. Foi tal

a repercussão que os

maiores músicos e

can-tores norte-americanos

se incorporaram de

corpo e alma à bossa

nova.

IA – Mas quem eram

estes músicos?

SK – Não costa

lem-brar que a maioria dos

músicos

bossanovi-stas pertencia à classe

média: estudantes de

arquitetura, direito,

en-genharia, jornalismo e

eles começaram a se

apresentar em clubes

da Zona Sul, depois

conquistaram os

subúr-bios e eram a atração

das mansões dos

mi-lionários e de

persona-lidades e, em seguida,

de boates, algumas

também chamadas de

“inferninhos”.

musica

60

anos de bossanova

Serà?

M

A

Y

S

(18)

IT

A

LIA

M

IGA

di Edoardo Pacelli

S

e

s

s

a

n

t

a

n

n

i

d

i

B

O

S

S

A

N

O

V

A

IA – Simon Khoury,

lei è ritenuto uno dei

maggiori conoscitori

della musica

popo-lare brasiliana, può

raccontare ai nostri

lettori come è nato

il suo legame con la

Bossa Nova?

SK – Senza alcuna

presunzione

posso

parlare a

proposi-to perhé sono staproposi-to

testimone

oculare,

uditivo e emozionale

della nascita di

que-sto movimento che è

sorto in Brasile, a Rio

de Janeiro, alla fine

degli anni 50 e che

si diffuse nel

mon-do, chiamato

Bos-sa Nova. A 18 anni,

appassionato per la

musica classica e

per le colonne

sono-re composte da geni

della musica, sono

stato attratto da un

suono

innovatore

praticato da

diver-si Trii che

nasceva-no, formati da

pia-no, basso e batteria

e che si esibivano

nei bar e nei night

di Rio, San Paolo e

Belo Horizonte, tra

questi: Bossa Nova,

Tamba Rio e altri.

Ho avuto la fortuna

di seguire Maysa che

presentava la

Bos-sa Nova in Argentina

e Leny Andrade nel

Messico, ma non ebbi

il coraggio di

presti-giare Marcos Valle a

Los Angeles, perché

mi infilarono in testa

che vi sarebbe potuto

succedere un

terre-moto in qualsiasi

mo-mento. Mi si poteva

facilmente

incontra-re nei vari bar come

Bottles Bar, Beco das

Garrafas tra gli altri.

In televisione non

perdevo nessun

pro-gramma legato alla

Bossa come “Due

nella bossa”

presen-tato da Elis Regina

e Jair Rodrigues. La

Bossa Nova mi ha

conquistato subito e

ho rincorso i vari

ta-lenti facendo una

se-rie di interviste con

tutti i suoi esponenti.

IA – Quest’anno la

Bossa Compie 60

anni. È ancora

attua-le?

SK – La Bossa Nova

completa 60 anni.

Sarà? Questo

movi-mento che si è

dif-fuso nel mondo dal

1961 e che i media

ed alcuni ricercatori

sono usi a indicare

Antonio Carlos Jobim

e João Gilberto come

leader e

“scoprito-ri” ebbe una serie di

precursori già negli

anni 30. Nel 1931,

uno dei più

impor-tanti

compositori

brasiliani, Noel Rosa,

utilizzava il termine

“bossa” in uno dei

suoi samba “Coissa

Nossa”.

IA - Ma cosa significa

“bossa”?

SK - Può indicare

qualcuno dalla

an-datura giocosa, o chi

Il più profondo conoscitore della

musica leggera brasiliana

Simon

Khoury

musica

(19)

ITALI

A NEL

MONDO

S

e

s

s

a

n

t

a

n

n

i

d

i

B

O

S

S

A

N

O

V

A

Vadico

musica

usa un modo

pecu-liare di parlare o di

agire, o qualcuno

ta-lentoso e, infine, una

persona innovatrice.

La Bossa Nova è ed

è stato un

movimen-to caratterizzamovimen-to dal

rinnovamento,

an-dando contro i luoghi

comuni, il do di

pet-to, basandosi su una

innovazione ritmica,

melodica e

armoni-ca, dove il musicista

si esprime in maniera

soave, compassata,

sottile, dove la

sen-sibilità si allea alla

tecnica. Negli anni

40, il chitarrista

Val-zinho (1914 – 1980),

componeva già le sue

canzoni in

manie-ra insolita,

sorpren-dendo, così come

Custódio

Mêsquita

(1910 – 1945)

auto-re di numerosi

clas-sici, o come l’uomo

dei sette strumenti,

Garoto, che

suona-va indifferentemente

banjo, chitarra,

ca-vaquinho,

mandoli-no, o, infine, il

piani-sta Vadico (Oswaldo

Gagliano) compagno

di Noel Rosa, (figlio

di emigranti

italia-ni del quartiere del

Brás, a San Paolo,

apparteneva ad una

famiglia nella

qua-le tutti e sette i suoi

fratelli erano

musi-cisti), e molti altri.

Tutti questi,

inconsa-pevolmente stavano

aprendo il cammino

che sarebbe

sfocia-to nella Bossa Nova,

quando, nel 1951,

un povero negretto,

pianista che viveva

di piccoli favori, figlio

di una servetta,

con-quistò il Brasile con

i suoi samba

elettri-ci, espansivi, ironici

e appassionati,

mi-schiando

Debussy,

Ravel, Vivaldi, com

Oscar Petterson, Errol

Garner, Bill Evans, diede

il calcio iniziale e,

inco-scientemente, riunì

tut-ti i grandi musicistut-ti che

poi divulagrono la bossa

nova per il mondo. Vale

la pena ricordare che sia

Jobim che Gilberto, non

si lasciavano scappare la

possibilità di

seguirlo ovunque si

stes-se prestes-sentando. In una

intervista a Johnny Alf,

questo è il nome del

mu-sicista, questi mi rivelò

che non sarebbe

diven-tato quello che era, se

non si fosse abbeverato

nelle fonti di Debussy,

Tchaikovsky,

Ernesto

Nazareth, quest’ultimo

uno dei maggiori

musi-cisti che il Brasile abbia

prodotto. Due anni dopo

avvenne il concerto

nel-la Carnegie Hall di New

York, spettacolo che

de-stò una grande polemica

pela assenza di Johnny

Alf, João Donato,

Vini-cius de Moraes,

Mar-cos Valle e per la

scar-sa esperienza di alcuni

interpreti. Tom Jobim,

per esempio, dopo aver

cantato per un minuto

“Corcovado”, chiese alla

platea il permesso di

ri-Simon Khoury con Johnny Alf, em cima

trans

late

Edoardo Pacelli

cominciare; Roberto

Me-nescal si dimenticò il

te-sto della sua canzone “O

Barquinho” e Normando

Santos cantò

semplice-mente senza microfono.

Malgrado tutto, il

pubbli-co adorò e delirò pubbli-con le

esecuzioni di Tom Jobim,

Sergio Mendes, Carlos

Lyra, João Gilberto, tra gli

altri. Luiz Bonfá nella

in-terpretazione di “Manhã

de Carnaval” fu um

suc-cesso a parte. La

riper-cussione fu cosi grande,

che i più grandi musicisti

e cantanti americani si

gettarono di corpo e

ani-ma sulla bossa nova.

IA – Ma chi erano questi

musicisti?

SK – Dobbiamo

ricorda-re che la maggioranza

dei musicisti

“bossano-viani”

appartenevano

alla classe media:

stu-denti di architettura,

legge, ingegneria,

gior-nalismo che iniziarono a

presentarsi nei club della

Zona Sul (quartieri nobili

di Rio), poi

conquistaro-no le periferie ed

era-no l’attrazione nelle

case dei milionari e

delle personalità e,

in seguito, dei night,

alcuni dei quali erano

chiamati “infernini”.

(20)

IT

A

LIA

M

IGA

F I L O S O F I A

Escrito por

Olavo de Carvalho

Olavo de Carvalho

Olavo de Carvalho é filó-sofo, escritor e jornalis-ta e atualmente escreve para o jornal Diário do Comércio da Associação Comercial de São Paulo. É autor de vários livros, incluindo O Jardim das Aflições, O Imbecil Cole-tivo, O Futuro do Pensa-mento Brasileiro, entre outros. Além de ser fundador e editor-chefe do MídiaSemMáscara.

F

LIBERDADE

E

ORDEM

Em todo sistema político, a liberdade é sempre e exclusi-vamente a margem de mano-bra repartida entre os vários agentes dentro da ordem ju-rídica existente; que a ordem é a condição possibilitadora da liberdade, e não esta daquela, como se vê pelo simples fato de que pode existir uma ordem sem muita liberdade, mas ne-nhuma liberdade fora da or-dem - exceto num hipotético e aliás autocontraditório “estado de natureza”. A ordem pode in-spirar-se no desejo de ampliar a margem de liberdade até o máximo possível, mas não há por que confundir entre o ideal inspirador de uma construção e os elementos substantivos que a compõem. Por definição, a or-dem, qualquer oror-dem, da mais libertária à mais autoritária, não é um sistema de franquias e sim de obrigações, restrições e controles. Simone Weil já observava,com razão, que cada direito assegurado a um ci-dadão nada mais é do que uma obrigação imposta a outros - e fora disso é apenas um flatus

vocis. Uma ordem liberal, ou mais ainda libertária, só pode ser concebida como um sistema complexo de controles ideal-mente recíprocos (checks and balances) destinado a limitar a liberdade de todos, de modo que a de um não se sobreponha à dos outros: a liberdade do agente individual é a margem que sobra no fim de todas as subtrações de parte a parte. Que a noção é problemática e um tanto paradoxal, revela-o o fato de que o mesmo pro-cesso legisferante necessário à preservação das liberdades pode se tornar opressivo quan-do os direitos proclamaquan-dos são muitos e os controles criados para a sua manutenção geram o crescimento ilimitado da bu-rocracia judicial, policial e ad-ministrativa. Mas, afinal, nen-huma ordem é perfeita nos seus próprios termos. A ordem to-talitária, oprimindo os de baixo, concede aos de cima uma liber-dade ilimitada que desemboca no caos e na destruição mútua dos potentados.

Referências

Documentos relacionados

pequena grande. hyperbol´ e, pelo lat. hyperbole.] Substantivo feminino. Figura que engrandece ou diminui exageradamente a verdade das coisas; exagera¸ c˜ ao, auxese. Lugar geom´

Seguri dade Al i mentari a, Agri cul tura, Forestal , Mari ño e Marí ti mo, Bi oeconomí a.. Procura de

A freqüência crítica de coincidência para uma parede de alvenaria localiza-se em faixas de baixas freqüências, por isso foi analisada a contribuição da resposta ressonante

Através das características dos métodos e das séries temporais, percebeu-se primeiramente que o melhor método a se utilizar para comparar com o método atual da empresa

Se, no tocante à primeira teoria das pulsões ele se interessa mais pela “dor física”, ou corporal, quando a idéia de “pseudo-pulsão” é fundamental para o entendimento da

TEMOS A PRONTA ENTREGA WhatsApp (91) 98764-0830 E-mail: [email protected] PRODUÇÃO TEXTUAL INDIVIDUAL – PTI Licenciaturas. Leitura e interpretação

arrematante, por meio de depósito à vista (CPC, art. O depósito será realizado em conta judicial, vinculada a este processo, a ser aberta pelo arrematante junto à Caixa

Serviço de bar: desde a abertura dos bares até às 00:00 horas, todas as bebidas alcoólicas e não alcoólicas das nossas listas, à exceção de alguns produtos (reservas,