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Dipartimento di Impresa e Management

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Academic year: 2023

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La conclusione presenta una panoramica delle principali tendenze che hanno un impatto significativo sulla gestione delle risorse umane. Vengono inoltre analizzati l’impatto dello smart work sulla gestione delle risorse umane e il ruolo fondamentale dei manager nel gestire correttamente il passaggio alla fase SW strutturale.

Le risorse umane nelle organizzazioni

In questo senso, le risorse umane possono costituire uno strumento indispensabile per contribuire non solo al raggiungimento degli obiettivi economici e di redditività nel breve periodo, ma soprattutto alla soddisfazione di clienti, fornitori e lavoratori, incrementando l’innovazione, favorendo lo sviluppo di un’immagine positiva immagine dell'organizzazione nella comunità di riferimento (Noe et al., 2010). È quindi necessario dotarsi di strumenti efficaci per la gestione delle risorse umane che permettano di comprendere modelli operativi, dinamiche e determinanti delle azioni delle persone, al fine di analizzarne la direzione e l'intensità (Gabrielli, 2010).

L’evoluzione del concetto di risorsa umana

Questa teoria si adatta alla tendenza introdotta da Mayo e sottolinea la necessità di diversificare le pratiche di gestione delle risorse umane per tenere conto delle differenze individuali e creare risposte su misura. Dal 1970 l’approccio motivazionale è diventato il paradigma di riferimento della gestione delle risorse umane.

Human Resource Management

Al contrario, coloro che sono spinti dal bisogno di raggiungere risultati preferiranno contesti in cui hanno un controllo diretto sull’esito delle loro prestazioni, in cui ricevono feedback continui, per migliorare il proprio lavoro. Per fare ciò è necessario formare i manager a valorizzare le competenze delle persone, addestrandoli all’uso delle leve motivazionali, e in particolare sviluppando la loro capacità di dare visione e significato al lavoro dei dipendenti (Gabrielli, 2020).

Human Capital trends

Ciò che un tempo era importante ha ora lasciato il posto a elementi immateriali come la cultura organizzativa6 e la conoscenza, con il conseguente cambiamento dei modelli organizzativi e dei processi lavorativi in ​​una direzione più flessibile. La necessità di prendere rapidamente decisioni complesse impone ai lavoratori di aggiornare costantemente le proprie conoscenze e competenze, rendendo anacronistico il concetto di “carriera tradizionale”, intesa come “entrare in un'azienda e poi passare da una posizione all'altra”. altri verticalmente fino a raggiungere il vertice della struttura organizzativa”.

L’impatto strategico delle nuove tecnologie nella gestione delle Risorse Umane

Le organizzazioni, infatti, si collocano all'interno di un ecosistema organizzativo complesso (Moore, 1996), costituito da numerose parti interessate, stakeholder che hanno un impatto diretto sulle attività quotidiane dell'azienda e sulla sua efficienza organizzativa. Sembra chiaro che la proliferazione di queste nuove tecnologie rappresenti una grande opportunità per le organizzazioni.

Il lavoro da remoto: dal telelavoro allo smart working

Il telelavoro

L'implicazione fondamentale del telelavoro è l'adozione di un modo diverso di svolgere il lavoro, mentre lo status del telelavoratore rimane invariato. Successivamente, con lo sviluppo delle tecnologie, il lavoro da remoto è diventato possibile anche per quei dipendenti che necessitano di accedere ai dati aziendali, che condividono documenti in tempo reale e che collaborano attivamente con attori interni ed esterni.

Lo smart working

È inoltre interessante sottolineare che la pratica dello smart working non esclude la possibilità che i dipendenti svolgano la propria attività congiuntamente all'interno delle stesse aziende, e ciò implica un ripensamento dei locali aziendali. Secondo Philip Ross, CEO del Gruppo Cordless, lo smart working non è altro che un 'Activity based working', ossia 'un approccio al lavoro che non richiede un ufficio tradizionale, ma un ambiente ibrido, che offre alle persone un luogo dotato di servizi e spazi condivisi. Altro elemento imprescindibile sono sicuramente le tecnologie digitali, senza le quali non ci sarebbe sviluppo dello smart working.

I modelli per l’implementazione dello smart working

Iniziative isolate: in questa prima fase, vengono occasionalmente intraprese iniziative per aumentare la collaborazione, la cooperazione e l'autonomia tra i dipendenti. Promuovere la flessibilità e lanciare il lavoro intelligente: sono stati lanciati spazi di lavoro intelligenti per promuovere la collaborazione e sono stati identificati modi per implementare le tecnologie ICT; Smart Work: in questa fase la flessibilità diventa normale poiché le persone lavorano efficacemente dentro e fuori il contesto aziendale.

Figura 1: Modello delle 3B
Figura 1: Modello delle 3B

L’impatto della pandemia da “Covid-19”

Infatti, un aspetto importante da evidenziare è che le aziende in questa fase pandemica stanno sperimentando una forma di smart work “emergente”, come definito dall’Osservatorio Smart Work, che si differenzia dallo smart work “vero”, in quanto privo della volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale. In particolare, la critica che si può muovere allo smart work emergente è la mancanza di un’adeguata riprogettazione e riorganizzazione del lavoro e dell’organizzazione stessa. La figura 6 mostra le principali criticità rilevate attraverso un'indagine condotta dall'Osservatorio Smart Working su un campione di 8.617 dipendenti, tra dirigenti, dirigenti e dipendenti di enti pubblici e privati.

Figura 4: La diffusione dello smart working prima dell’emergenza Covid-19 (campione: 258 grandi imprese, 518 PMI e  365 PA)
Figura 4: La diffusione dello smart working prima dell’emergenza Covid-19 (campione: 258 grandi imprese, 518 PMI e 365 PA)

Vantaggi dello smart working

13La percezione di essere sempre connessi è dovuta anche alla sovrapposizione nella percezione che qualcuno ha della propria casa, che passa dall'essere vista come luogo di relax e riposo, a luogo di lavoro; Un altro beneficio è legato alla riduzione dello stress, dei tempi e dei costi legati agli spostamenti per raggiungere il posto di lavoro. Il nuovo modo di lavorare ci consentirebbe anche di riqualificare e ripensare le città in una prospettiva più intelligente e più verde.

Svantaggi dello smart working

Il lavoro a distanza in questo senso porta una serie di benefici, legati ad una minore congestione del traffico e ad una conseguente riduzione delle emissioni di CO2, oltre ad un migliore utilizzo dei trasporti pubblici. Dal punto di vista degli smart dipendenti, è emerso che il lavoro a distanza può alimentare un senso di isolamento ed emarginazione dal contesto aziendale, soprattutto in assenza di un adeguato sistema di comunicazione interna. Dal punto di vista del territorio e della comunità in generale, lo smart working potrebbe comportare l’abbandono delle aree in cui sono ubicate le sedi, con conseguenze negative sul fatturato associato.

L’impatto dello smart working sulla gestione delle persone

Inoltre, ciò consentirebbe in modo dinamico la realizzazione di strategie aziendali consentendo al tempo stesso la soddisfazione dei progetti di sviluppo dei singoli individui. Infatti, le ragioni per preferire il lavoro in presenza rispetto allo smart work e viceversa variano da persona a persona. Inoltre, questa distinzione può dipendere anche da fattori come l’età: per la Generazione Z e i Millennials l’opzione del SW è obbligatoria, mentre le generazioni precedenti sembrano essere più propense al lavoro in presenza.

Figura 7: Le 10 principali tendenze nella gestione dei talenti per il 2021.
Figura 7: Le 10 principali tendenze nella gestione dei talenti per il 2021.

Banche e risorse umane: una nuova sfida organizzativa

Appare evidente che sia in atto un processo di ripensamento della forza lavoro, in chiave quantitativa, ma soprattutto qualitativa, legato alla necessità di eliminare lo skills mismatch e rispondere alla motivazione delle persone. Il tema del coinvolgimento dei dipendenti diventa ancora più urgente alla luce della diffusa adozione dello smart working. In particolare, il passaggio da una struttura organizzativa gerarchica ad una struttura più snella porterebbe una serie di benefici in termini di riduzione dei costi di struttura, maggiore reattività ai cambiamenti dell’ambiente esterno e cambiamenti legati alla motivazione del personale.

Banca d’Italia

La storia

Essa, infatti, oltre alla funzione monetaria, svolge anche una funzione di vigilanza sulle banche e sugli intermediari finanziari e ne gestisce le crisi, sugli istituti di moneta elettronica, sugli istituti di pagamento e, in collaborazione con la Consob, anche sugli intermediari non bancari. Parallelamente, la Banca svolge attività di ricerca e analisi di carattere economico, giuridico e statistico, che le consentono di mettere a disposizione dell'intera comunità scientifica, del Parlamento e del Governo un patrimonio di dati ricco e costantemente aggiornato. Infine, la Banca d'Italia offre servizi anche al pubblico; cura incassi e pagamenti per conto dello Stato, svolge attività di educazione finanziaria e di tutela dei risparmiatori e dei clienti dei servizi bancari e finanziari, dà accesso ai cittadini a diverse banche dati, tra cui la Centrale Rischi, nonché a biblioteche e archivi storici . .18.

Le persone e l’organizzazione

È composto da sette Dipartimenti, a loro volta suddivisi in Servizi, le cui Divisioni si occupano della gestione delle attività specialistiche in ambito istituzionale, amministrativo e tecnico. Le attività di consulenza legale, audit generale e interno, etica e prevenzione della corruzione e l'Unità di risoluzione e gestione delle crisi fanno capo alla Direzione. A livello internazionale, la Banca d'Italia dispone di una rete di delegazioni esterne, in particolare a Londra, New York e Tokyo, che svolgono attività di analisi economica, forniscono servizi di consulenza alle rappresentanze diplomatiche italiane e promuovono il "sistema Paese" attraverso una rete di rapporti intrattenuti con operatori e istituzioni locali.

Figura 8: Organigramma generale della Banca d
Figura 8: Organigramma generale della Banca d'Italia

La Banca nell’emergenza

L’esigenza di mantenere il distanziamento sociale e, al tempo stesso, di garantire la continuità delle attività operative, ha portato la Banca d’Italia ad adottare la modalità del lavoro a distanza. Ciò è stato possibile alla luce del fatto che circa il 56% dei processi può essere svolto interamente da remoto e il 31% può essere svolto principalmente da remoto. A partire da maggio 2020 la Banca ha avviato un progetto, la cui attività sarà gestita dal Comitato di Coordinamento della gestione aziendale con il supporto di una task force operativa e con le organizzazioni sindacali, per definire al termine l'organizzazione del lavoro. dell’esperienza pandemica.

La sperimentazione

Dal punto di vista dei lavoratori, le maggiori criticità sono state riscontrate in termini di socializzazione. Si registrano inoltre esternalità positive a beneficio della comunità, in termini di riduzione dell'impatto ambientale, legate alla riduzione degli spostamenti lavorativi. L’adozione diffusa del lavoro a distanza consentirebbe inoltre di ridurre i consumi negli edifici istituzionali, nonché di risparmiare in termini di acqua e carta, legati al ricorso ad una maggiore digitalizzazione dei processi.

Il nuovo modello ibrido

Per evitare di incorrere in situazioni di sovraffaticamento e tecno-stress, la durata del lavoro da remoto corrisponde al lavoro in presenza. Le opportunità di socializzazione, che rischiano di scomparire a causa della maggiore diffusione del telelavoro, costituiscono leve fondamentali per favorire lo scambio di idee, la creazione di innovazioni e la possibilità di apprendimento informale, oltre ad agire sulla coesione e sul coinvolgimento delle persone nell'organizzazione. e per questo vanno incoraggiate il più possibile. Per gestire in modo efficace ed efficiente la nuova organizzazione del lavoro è necessario coordinare le attività verso l’obiettivo comune.

Il capitale umano

Davvero smart working: la flessibilità non basta (27 novembre 2019) https://www.observatori.net/it/prodotti/formato/video/smart-working-diffusion-italia-2019-video. Lo smart working ai tempi del Covid-19 (17 aprile 2020) https://www.observatori.net/it/prodotti/formato/video/lo-smart-working-ai-tempi-del-covid-19-video . Rivoluzione dello Smart Work: un futuro da costruire adesso (18 gennaio 2022) https://www.observatori.net/it/prodotti/formato/video/rivoluzione-smart-working-un-futuro-da-costruire-adesso-video .

Imagem

Figura 2: Modello di Gensler
Figura 1: Modello delle 3B
Figura 3: Smart Working Maturity Model.
Figura 4: La diffusione dello smart working prima dell’emergenza Covid-19 (campione: 258 grandi imprese, 518 PMI e  365 PA)
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Referências

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