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2. Altri modus di operare con la tradizione: elementi moto-vocali della matrice

2.2 La danza degli Orixás come metodo di educazione corporea dell’artista della

2.3.1 Gli schemata di Exú: il principio dinamico e vitale

[...] Èsù não só está relacionado com os ancestrais femininos e masculinos e com suas representações coletivas, mas ele também é um elemento constitutivo, na realidade o elemento dinâmico, não só de todos os seres sobrenaturais, como também de tudo o que existe. (SANTOS, 2008, p.130)46

Exú, il signore rosso e nero, è il numero UNO. La prima entità sovrannaturale del

pantheon che viene salutata nel rituale del Candomblé. Il suo compito, dentro la pratica liturgica del rituale, è aprire o chiudere i lavori spirituali e, aiutare, dando forza, colui che deve eseguire dei compiti specifici. In numerosi testi e canti rituali, gli orikis, si può trovare la relazione tra Exú e il numero UNO; infatti, secondo l’antropologa Juana Elbein dos Santos, egli sarebbe l’UNO moltiplicato all’infinito (SANTOS, 2008, p.133). Questa identificazione di Exú con l’UNO rivelerebbe la sua capacità dinamica, essenziale nell’organizzazione ritualistica del Candomblé, tramite la quale tutti gli altri Orixás e, gli esseri umani potranno mobilizzare la loro forza e svolgere il loro compito.

Nel mito della genesi degli elementi cosmici, Esú è il risultato dell’interazione di acqua + terra, l’elemento maschile + l’elemento femminile [...] egli è il primo-nato della creazione [...] [n.t.] (SANTOS, 2008, p.138)

Exú viene dunque considerato l’interprete e il linguista (SANTOS, 2008, p.165), il

messaggero incaricato di stabilire la comunicazione tra l’àiyé – il mondo delle entità sovrannaturali, gli Orixás e, l’òrun – il mondo degli esseri umani. Secondo Roger Bastide, l’Exú sarebbe il Mercurio africano, l’intermediario necessario tra l’uomo e il soprannaturale, l’interprete che conosce sia la lingua dei mortali che quella degli Orixás (BASTIDE, 2009, p.34). Quindi, per questo motivo, è

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“[...] Èsù non è soltanto in relazione con gli ancestrali femminili e maschili e con le sue rappresentazioni colettive ma è anche un elemento che costituisce; in realtà è l’elemento dinamico, non solo di tutti gli esseri sovrannaturali bensì di tutto quello che esiste.” [n.t.]

obbligatorio iniziare il rituale del Candomblé con il padè47 di Exú, ciò significa che i fedeli devono, prima di tutto, aprire la cerimonia con le offerte a Exú, cercando così di garantire una buona comunicazione col mondo sovrannaturale e il buon flusso nell’esecuzione del rituale stesso.

[...] Èsù circula livremente entre todos os elementos do sistema: é o princípio da comunicação; não só porque ele simboliza a união entre o feminino e masculino, mas porque, como elemento dinâmico e de individualização, ele passa de um objeto a outro, de um ser a outro. [...] (SANTOS, 2008, p.165)48

Identificato col diavolo dei cristiani, Exú, verrebbe, dunque, erroneamente, assimilato col principio del male, l’elemento demoniaco dell’universo. Anche se la figura di questa entità, che viene rappresentata con un grande fallo in erezione, può sembrare, alla prima vista, una manifestazione demoniaca, non si potrebbe confondere il loro simbolismo, cioè mescolare la chiusura e il limite del diavolo cristiano che rappresenta tutte le forze che turbano, oscurano, indeboliscono la coscienza, con la dinamicità e la dialettica di Exú, simbolo del cambiamento e della crescita. Inoltre, non si può negare che nella teologia e nella cosmovisione degli Yorubas non è mai esistito la concezione cristiana di un inferno dove gli uomini sono condannati post mortem. Tra gli Yorubas, Exú viene rappresentato da una pietra nominata Yanguí, da una testa e un corpo umano, modellato in fango, con gli occhi, orecchi e bocca segnati dai buzios (le conchiglie); viene anche rappresentato da piccole statue di legno abbellite con i buzios oppure semplicemente da simboli fallici, come l’ogó, il bastone di legno che egli porta e che gli dà il potere di percorrere velocemente lunghe distanze.

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Per una descrizione sul padè di Exú rimando al libro di BASTIDE, Roger. “O Candomblé da Bahia. Rito Nago.” Sao Paulo, Cia. das Letras, 2009, p. 34.

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“[...] Èsù circola liberamente fra tutti gli elementi del sistema: è il principio della comunicazione; non solo perchè egli simbolizza l’unione tra il femminile e il maschile, ma perchè è un elemento dinamico e di individualizzazione che passa da un oggetto all’altro, da un essere all’altro. [...]” [n.t.]

Nella segmentazione corporea della figura di Exú è possibile identificare due zone principali: 1) la bocca e 2) lo stomaco. Queste due zone che prevalgono rivelano l’essenza del suo essere l’Enugbarijó, cioè la bocca collettiva o la bocca del mondo. Tuttavia, la bocca, che si trova appunto nel primo tópos della tassonomia corporea, “piantata” nell’ori, la sfera della testa dell’individuo, non identificherebbe soltanto l’organo di nutrizione che divora gli alimenti, ma anche l’organo responsabile di trasmettere l’energia vitale. L’orifizio dove entra e esce il soffio e la parola. Dunque, la bocca di Exú rivelerebbe la sua doppia capacità di animare, creare, organizzare, far crescere ed anche di distruggere, ammazzare, confondere e ferire.

[...] La bocca, organo del bacio e della manducazione (e, come tale, legato al senso del gusto), è contaminata da elementi sensoriali, secondo una visione forse ereditata dalla tradizione veterotestamentaria. Come osserva Umberto Galimberti, “Isaia, con la parola nefés, allude gola”, l’organo di nutrizione (e del gusto) attraverso cui l’uomo si sazia. La

nefés – aggiunge Galimberti – assume anche un senso metaforico,

venendo ad indicare “la vita dell’uomo”, nella sua indigenza, nel suo desiderio, nella sua vulnerabilità ed eccitabilità emozionale.” S’instaura dunque un legame fra bocca, senso del gusto ed energia vitale, che troviamo riprodotto, in maniera curiosamente simile, in Delsarte. [...] (RANDI, 1996, p.156)

L’altra zona della figura, lo stomaco, identificabile nel terzo tópos della nostra analisi corporea, è situata nella parte bassa (la “matrice addominale”) del centro della figura umana, cioè, piazzata nella sede delle forze animiche. Come abbiamo visto, nel capitolo “L’anatomia mistica: zone corporee e loro corrispondenze con gli Orixás”, la “matrice” umida e incosciente dell’addome, la parte più bassa del tronco in contatto con le viscere, è associata, nella tradizione giudaico-cristiana, al legame parentale, all’utero familiare. Una “matrice” che collega l’uomo alla famiglia che lo nutre. Dunque, “[...] lo stomaco è una matrice della terra, identificato nel corpo umano con la carne” [n.t.] (MIRANDA, 2000, p.123). Tuttavia, la “matrice addominale” è anche la sede degli organi sessuali e dell’utero che, nella cultura dei candomblés, viene protetta dalla forza principio

femminile che comanda le acque. Queste caratteristiche antagonistiche di terra e acqua (il maschile e il femminile) presenti nella matrice addominale rinforzerebbero l’essenza dinamica di Exú, profondamente collegata all’attività sessuale, della riproduzione e della crescita.

A atividade sexual patrocinada e regulada por Esú está em relação direta com seu símbolo de filho, de descendente, com sua função que consiste em assegurar a existência da categoria descendente que ele representa.

Esú não assume jamais o simbolo do procriador. [...] Ele é o resultado, o

descendente, o filho. Esú se identifica completamente com o seu papel de filho. Como tal representa o passado, o presente e o futuro sem nenhuma contradição. Ele é o processo da vida de cada ser. É o Ancião, o Adulto, o Adolescente e a Criança. É o primeiro nascido e o último a nascer. Representando o crescimento, simboliza também mudança. [...] (SANTOS, 2008, p.165)49

Anche se, la natura e le caratteristiche di Exú sono state citate in questa indagine, occorre informare che Augusto Omolu non adopera mai l’energia né gli schemata né i simboli di Exú durante i suoi seminari di formazione attoriale. Si potrebbe asserire che Omolu non adopera queste informazioni, che darebbero all’individuo la condizione necessaria di comprendere un determinato tipo di energia che è presente nell’organismo biopsichico dell’essere umano, per due motivi: 1) probabilmente in rispetto ai fundamentos, cioè ai principi del rituale stesso che, secondo lui, non dovrebbero essere mischiati con altri tipi di manifestazioni non religiose 2) lo schema corporeo di Exú, nonché i “messaggi visivi” e estetici della sua figura danzante, potrebbero provocare un equivoco nella mente di chi legge questi “messaggi” e, quindi, nel momento di eseguire gli schemata di Exú, dare, appunto, corpo a una qualità vibrazionale di energia che potrebbe rivelare nozioni

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“L’attività sessuale promossa e regolata da Esú è in rapporto diretto con la sua condizione di figlio, di discendente, col suo compito di mantenere l’esistenza della categoria discendente alla quale egli appartiene. Esú non prende mai il simbolo del creatore. [...] Egli è il risultato, il discendente, il figlio. Esú si identifica completamente col suo ruolo di figlio. Come tale egli rappresenta il passato, il presente e il futuro senza nessuna contraddizione. Egli è il processo della vita di ogni essere. E’ l’Anziano, l’Adulto, l’Adolescente e il Bimbo. E’ il primo nato e l’ultimo a nascere. Rappresenta la crescita e simbolizza anche il cambiamento. [...]” [n.t.]

profonde. In questo modo, l’individuo sprigionerebbe determinate energie non necessarie al processo di formazione dell’attore. In questo caso, prima ancora di sapere il come modellare l’energia, forse, sarebbe utile all’attore, che vuol

sottomettersi a una disciplina che diventa scoperta, intraprendere uno studio sullo

schema corporeo dell’uomo e le corrispondenti zone energetiche. In questo modo, l’attore comincerebbe dal dove o, meglio, dalla localizzazione dei topos corporei, presenti nell’anatomia del suo corpo, che potrebbero rivelargli nozioni profonde sulla struttura bio-psichica dell’Uomo e dargli condizioni tecniche di affrontare il

Exú. Acquerello di Carybé tratto dal libro “Iconografia dos deuses africanos no Candomblé da Bahia”. Bahia, Fundação