MORUS – Utopia e Renascimento, 10, 2015
Carta del Carnaro: Utopia come esperienza giuridica
Daniela Spinelli
Universidade Federal de São Paulo
Riassunto
Questo articolo propone analizzare gli aspetti utopici, letterari e modernisti della Carta del Carnaro, costituzione fiumana scritta da Gabriele D'Annunzio e Alceste De Ambris. Alla luce della fortuna critica e storiografica, si vuole riflettere sulla novità formale che questo ambizioso progetto presenta nel panorama politico moderno. Il problema è trasferito all'esame dei rapporti fra materia storica e forma letteraria. Infine, la Grande Guerra pare fornire un nuovo orientamento alle ricerche formali sviluppate dalle avanguardie italiane, a cominciare dall'istante in cui la politica torna ad essere il tema centrale. Lo scopo di questo lavoro è valutare in che modo i fatti storici, di cui ha fatto esperienza la generazione che ha vissuto la Grande Guerra, forniscano informazioni per comprendere le direttrici di sviluppo delle avanguardie italiane e come la formalizzazione estetica dei suoi ideali abbia trasformato l'Italia dell'inizio del secolo XX in un laboratorio politico.
Parole chiave
Utopia, Gabriele D’Annunzio, Alceste De Ambris, Carta del Carnaro
Daniela Spinelli sta collaborando come ricercatore presso il Dipartimento di Storia dell'Università Federale di San Paolo - Unifesp, dove sotto la supervisione del Prof. Dra. Edilene Teresinha Toledo esegue il progetto di post dottorato "Carta del Carnaro traduzione, studio ideologico e la ricezione brasiliana" (FAPESP). Dal settembre 2015, è fellow postdoctoral researcher nel Dipartimento di Storia, l'Università degli Studi di Firenze - Unifi. Sotto la supervisione del Prof. Dr. Marco Palla e Prof. Dott. Francesca Tacchi, presso l'Università degli Studi di Firenze - Unifi, svolge parte del suo progetto di post-dottorato (FAPESP - EPCG). Ha conseguito un dottorato (2014) in Teoria e Storia presso l'Università Statale di Campinas, Unicamp, sotto la guida del Prof. Dr. Carlos Eduardo Ornelas Berriel con CNPq borsa di studio. Ha condotto lo stage di ricerca all'estero presso l'Università degli Studi di Firenze, dal 09/2010 al 08/2011, sotto la supervisione del Prof. Dr.
Gianluca Bonaiuti, del Dipartimento di Studi sullo Stato (con il supporto di CAPES). Maestro della letteratura e critica letteraria, la Pontificia Università Cattolica di San Paolo (2008), con la tesi "Il n'a forma costruttiva Tempo stella Clarice Lispector," sotto la guida del Prof. Dra. Maria Aparecida Junqueira (con CAPES). È ricercatore del gruppo “Rinascimentale e Utopia” (CNPq / Unicamp), l'U-TOPOS - Research Center Utopia (IEL / UNICAMP) e il gruppo "Storia, memoria e patrimonio del Lavoro" (CNPq / UNIFESP). Co-organizzato il libro “Undici volte Utopia” (2010 / Pubblicazioni IEL - Unicamp). Sviluppa studi relativi a questi temi: utopie e distopie; pensiero politico; anarchismo; sindacalismo; corporativismo; il fascismo; movimenti sociali; storia del lavoro e del movimento operaio; letteratura italiana; letteratura modernista brasiliana; Lingua inglese letteratura del XIX e XX secolo; letteratura premodernist; avanguardie artistiche e le altre arti.
Daniela Spinelli
Universidade Federal de São Paulo
Resumo
Este artigo propõe analisar os aspectos utópicos, literários e modernistas da Carta do Carnaro, Constituição escrita por Gabriele D' Annunzio e Alceste De Ambris. À luz da fortuna crítica e historiográfica, pretende-se refletir sobre as inovações formais que este ambicioso projeto apresenta no panorama político moderno . O problema é transferido para o exame da relação entre a matéria histórica e forma literária . Afinal, a Grande Guerra parece fornecer uma nova orientação às pesquisas formais desenvolvidas pelos movimentos de vanguarda italiana, a partir do momento em que a política torna-se o tema central. O objetivo deste trabalho é avaliar como os fatos históricos, que afetaram a geração que viveu durante a Grande Guerra, fornecem informações para compreender as direções de desenvolvimento das vanguardas estéticas italianas e como a formalização estética de seus ideais transformaram a Itália do início do século XX em um laboratório político.
Palavras-chave
Utopia, Gabriele D’Annunzio, Alceste De Ambris, Carta del Carnaro
Daniela Spinelli é pesquisadora colaboradora do departamento de Pós Graduação em História, da Universidade Federal de São Paulo - Unifesp, onde sob a supervisão da Prof. Dra. Edilene Teresinha Toledo realiza o projeto de pós doutorado "Carta del Carnaro: tradução, estudo ideológico e a recepção brasileira" (FAPESP). Desde setembro de 2015, é fellow postdoctoral reseacher no Dipartimento di Storia, da Università degli Studi di Firenze - UniFI. Sob a supervisão do Prof. Dr. Marco Palla e da Prof. Dra. Francesca Tacchi, na Università degli Studi di Firenze - UniFI, realiza parte do seu projeto de pós-doutorado (FAPESP - BEPE). Obteve o Doutorado (2014), em Teoria e História Literária pela Universidade Estadual de Campinas, Unicamp, sob a orientação do Prof. Dr. Carlos Eduardo Ornelas Berriel, com bolsa do CNPq. Realizou o estágio de pesquisa no exterior na Università degli Studi di Firenze, de 09/2010 a 08/2011, sob a supervisão do Prof. Dr. Gianluca Bonaiuti, do Dipartimento di Studi sullo Stato (com o apoio da CAPES).
Mestre em Literatura e Crítica Literária, pela Pontifícia Universidade Católica de São Paulo (2008), com a dissertação "A Construção da Forma n'A Hora da Estrela de Clarice Lispector", sob orientação da Prof. Dra. Maria Aparecida Junqueira (com bolsa CAPES). É pesquisadora do grupo
“Renascimento e Utopia” (CNPq/ UNICAMP), do U-TOPOS - Centro de Pesquisa sobre Utopia (IEL/ UNICAMP) e do grupo "História, Memória e Patrimônio do Trabalho" (CNPq/ UNIFESP) . Co-organizou o livro “Onze Vezes Utopia” (2010/ Publicações IEL - Unicamp). Desenvolve estudos relacionados com os seguintes temas: utopias e distopias; pensamento político; anarquismo;
sindicalismo; corporativismo; fascismo; movimentos sociais; história do trabalho e do movimento operário; literatura italiana; literatura modernista brasileira; literatura de línguas inglesa dos séculos XIX e XX; literatura pré-modernista; arte de vanguarda e outras artes.
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opo la fine della Grande Guerra e con la dissoluzione dell'Impero Austro- Ungarico, le antiche regole che governavano la vita politica e sociale nel territorio del Golfo del Carnaro1non avevano più senso. Questo processo di rottura con la vecchia tradizione costituzionale asburgica si intensificò, ancora di più, quando l'occupazione di Fiume dell'esercito legionario trasformò la città in un centro di sperimentazione di nuove forme di vita sociale e di politica.
L'azione rivoluzionaria, come un fenomeno non giuridico, costituì il presupposto materiale per la nascita di un nuovo ordinamento costituzionale. Contro la perdita di efficacia della Costituzione precedente e con la necessità di dare stabilità al processo di modificazione sociale, la Carta del Carnaro rappresentò il tentativo di concretizzazione del progetto organico di dare forma all'esperienza politica del fiumanesimo.
Assumendo la funzione di potere costituente, il Comandante del governo provvisorio2, Gabriele D’Annunzio3, e il Capo di Gabinetto, Alceste De Ambris4, elaborarono segretamente la Carta del Carnaro.In questo modo, i due artefici esclusero la partecipazione cosciente e la rappresentazione della popolazione di Fiume dall'elaborazionedel documento (Rosa, 2012, p. 96).
Isolati nel gabinetto del palazzo del governatorato e senza mai consultare la volontà popolare, gli autori concepirono lo Stato Libero di Fiume. Le norme redatte dal potere che si era recentemente costituito si proponevano di accogliere le audaci idee del movimento fiumano, ostentando le sue direttrici materiali, e di assorbire varie forme di “libertà” alla luce delle altre esperienza costituzionali, ponendosi come strumento di trasformazione della realtà politica e sociale.
Come ideatore e fondatore dell'Unione Italiana del Lavoro, il sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris aveva aderito all'avventura dannunziana di Fiume, come capo del gabinetto dopo le dimissioni del nazionalista Giovanni Giuriati. Abile nell'arena politica, si propose di congiungere l'estrema sinistra e la destra per trasformare l'esperienza politica fiumana in una rivoluzione
1 Termine di origine greca (Quarnaro), si riferisce ad una baia situata a nord del Mare Adriatico che separa le isole di Istria Crês, Krk, Pág, Rab e Losinj.
2 Il poeta Gabriele D'Annunzio è stato nominato Comandante dal Locale Consiglio Nazionale Italiano, il 12 settembre 1919, quando ha guidato la marcia di un esercito legionario alla città di Fiume.
3 Gabriele D'Annunzio (1863-1938) è considerato dalla criticauno degli scrittori più importanti e rappresentativi della fine del XIX secolo al XX. La sua vasta produzione, che ospita vari generi letterari, include: i romanzi Il piacere (1889) e L’innocente (1892), il Poema paradisiaco (1893), La città morta (1898), il progetto poetico Laudi e Notturno (1921).
4 Alceste De Ambris (1874-1934) è stato un importante esponente del sindacalismo rivoluzionario italiano. Ha preso parte all'esperienza politica di Gabriele D'Annunzio, nel gennaio del 1920, come Capo di Gabinetto del Governo della città di Fiume.
nazionale. Con questa intuizione, gli artefici si misero a cristallizzare l'esperienza rivoluzionaria in uno Statuto che stabilisse l'organizzazione giuridica originaria per l'instaurazione della Reggenza Italiana del Carnaro5e fornisse le basi per la conversione del precedente sistema di relazioni sociali. Questo significa che la Costituzione non era considerata come un mero strumento organizzativo del Governo, ma come un fenomeno politico nella sua totalità. Ossia: capace di convertire in un piano normativo il processo di realizzazione della società.
In questa prospettiva, la Carta del Carnaro, era una legge fondamentale aperta e dinamica, poiché, oltre a servire da strumento ordinatore e stabilizzatore della vita sociale, indicava i processi che dovevano ancora essere realizzati. Di fronte a questo doppio aspetto, forse la Costituzione di Fiume può essere intesa come un ordine politico-sociale carente di concretezza sul piano della prassi reale. Ma lo statuto non solo rispose all'esigenza del suo momento storico, quella di stabilire la struttura dello Stato, la forma di governo, il modo di acquisizione e di esercizio del potere, l'organizzazione dei suoi organi, i limiti di attuazione, i diritti e le garanzie individuali, i fondamenti dei diritti economici, sociali, politici e culturali, ma servì anche come strumento principale della società del futuro.
Promulgata l'otto settembre del 1920, dal comandante Gabriele D'Annunzio, la Carta del Carnaro rimane un oggetto oscuro nella coscienza costituzionale italiana. Dopo un secolo dalla sua pubblicazione, la legge fondamentale dello Stato Libero di Fiume resta un documento enigmatico, che sfugge a una precisa definizione storica6. Frutto dell'esperienza politica di un movimento nazionalista militarizzatoche, sotto la guida del poeta, promosse l'occupazione armata e l'instaurazione di un governo provvisorio nella città di Fiume7, la Carta del Carnaro è una costituzione-manifestoche propone una rivoluzione totale della società.
Lo statuto condensò l'impegno normativo delle avanguardie moderniste e nazionaliste italiane nel cercare di risolvere i problemi sociali e di modificare radicalmente la realtà. Presi dall'impulso di creare un mondo nuovo, i due autori cercarono di superare le forme esistenti di organizzazione umana e di eliminare tutti i mali. Ispirato dall'idealismo dannunziano edeambrisiano lo statuto dello Stato Libero di Fiume propone di dare al mondo un esempio di costituzione che accolga tutte le idee più audaci del pensiero moderno, le varie forme di libertà, e che recuperi la
5 La legge fondamentale mira a stabilire struttura statale, la forma di governo, la modalità di acquisizione e l'esercizio del potere, l'organizzazione dei suoi organi, i limiti di prestazioni, i diritti e gli interessi dei singoli, i fondamenti della vita economica, sociale, politico e culturale.
6 Anche se molti studiosi hanno dedicato ampio sforzo nel pubblicare testimonianze, lettere, documenti e studi biografici e storiografici sulla esperienza militare del poeta Gabriele D'Annunzio, nella città di Fiume, il dibattito sulla natura del movimento e il significato politico della Carta del Carnaro rimane indecifrato.
7 Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la città Fiume è stata rinominata Rjeika e incorporata in Croazia.
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gloriosa tradizione della cultura latina. Attraverso un insieme di norme fondamentali, nel quale si mescolano dottrine politiche, esperienze storiche e costruzioni letterarie, si materializza l'immagine di uno Stato ideale, che permetterebbe l'esistenza di una armoniosa vita collettiva.
Sotto la forme dell'arte immaginativa, il disegno della Reggenza Italiana del Carnaro è configurato come prodotto della tecnica. È esaltata la capacità individuale di costruire, a partire dalla libertà, la società umana, dotandola di una dimensione estetica. Devoto all'idea di bellezza, il comandante-poeta Gabriele D'annunzio presentò al popolo di Fiume – nei termini usati dallo storicoJacob Burckhardt (2013, p. 37)8 – lo “Stato come creazione cosciente e calcolata, come opera d'arte”.
Lo Stato era concepito come un ente artificiale, formato a partire dalla volontà di un popolo;
esso rappresenterebbe la struttura dentro la quale l'uomo può sviluppare le sue facoltà e realizzare pienamente la propria natura. Si credeva che solo lo Stato potesse garantire la libertà e la pace, offrendo ottime condizioni di esistenza all'uomo.
Avendo come obiettivo il bene comune e la giustizia, lo Stato segna l'uscita definitiva dell'uomo dallo stato di natura. Avendo come fondamento il diritto dell'uomo di modellare la sua vita collettiva e lo Stato secondo principi razionali, la Carta si presentava come una novità politica, se comparata ai modelli costituzionali del tempo, perché si proponeva di anticipare “il futuro”
risolvendo i complessi problemi della convivenza umana9.
Sotto il segno della decadenza e del desiderio di modificare il presente per creare un'esistenza collettiva diversa da quella che si impone, Gabriele D’Annunzio e Alceste De Ambris
8Lo studio di Jacob Burckhardt sul Rinascimento italiano fu pubblicato per la prima volta in tedesco (1860) con il titolo Die KulturderRenaissance in Italien. Nel 1877, l'opera fu tradotta in italiano (da Valbusa). Nonostante sia possibile constatare il ritardo del mercato editoriale nell'organizzazione delle edizioni tradotte, le idee dello storico svizzero si diffusero presto in tutta Europa. La possibilità di comprendere la storia a partire dall'idea di kultur esercitò un grande fascino su filosofi, sociologi e storici della seconda metà del XIX secolo. Si può pensare che la vicinanza del poeta Gabriele D'Annunzio alle idee di Jacob Burckhardt sia mediata dalla lettura delle opere di Friedrich Nietzsche. Il filosofo tedesco, che ebbe l'opportunità di frequentare Jacob Burckhardt durante il periodo nel quale visse a Basilea, essendo suo allievo nelle “Conferenze sullo studio della Storia”, fu profondamente influenzato dal pensiero dello storico. Anche se Nietzsche raramente cita direttamente Burckhardt, questa influenza è rintracciabile nei suoi studi sulla storia, così come nell'interesse comune per un rinnovamento culturale, nella critica all'hegelismo e nella riflessione sulla grandezza dei grandi uomini della storia. L'interpretazione nietzschiana, nella quale si proclama il diritto a una vita bella e eroica, alla libera espansione della personalità senza restrizioni di vincoli morali, incontrò risonanza nel poeta Gabriele D'Annunzio.
9 Gian Luigi Cecchini, nell'articolo La reggenza fiumana nella storia e nell’ordinamento giuridico internazionale, richiama l'attenzione sul fatto che la Carta del Carnaro anticipò una serie di articoli che andranno a presentarsi nella Costituzione italiana solo nel 1948, con l'istaurazione della Repubblica. Secondo Cecchini “la Costituzione dello Stato libero del Carnaro, redatta da D’Annunzio e dal sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris, è per sé rivoluzionaria, solo che si pensi che molti degli aspetti del suo articolato normativo troveranno definizione nella nostra Carta Costituzionale del 1948 e alcuni profili diverranno legge dello Stato democratico, anche se solo a meta degli anni settanta del secolo passato”(2009, p. 77). Nel riconoscere tutti i cittadini di Fiume come eguali e dotati degli stessi diritti, la Carta del Carnaro anticipò gli articoli costituzionali che saranno istituiti solo nel 1948, quando finalmente le donne italiane ottennero il diritto di voto, ad esempio.
cercavano coscientemente di perfezionare il mondo, attraverso la riformulazione delle istituzioni sociali e politiche. Alternando le forme politiche di Atene, della Repubblica Romana, del Basso Medioevo, della Serenissima Repubblica di Venezia e del Rinascimento, proponevano uno Stato derivato dalla combinazione di modelli storici idealizzati, per presentare la sintesi di una ottima forma di governo.
In modo conforme alla Carta del Carnaro la città-stato di Fiume dovrebbe essere governata come una democrazia diretta, basata sul lavoro produttivo, secondo ilcriterio della più ampia autonomia funzionale e locale10.
Lo Statuto riconosceva la sovranità collettiva di tutti i cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, classe sociale o religione, ma prevedeva più diritti per i “produttori”. Questo termine generico indicava la formazione di una classe unica11composta dai lavoratori e dagli impiegati che contribuivano al benessere dello Stato.
La costituzione legittimava la perfetta uguaglianza civile e politica dei due sessi e garantiva l'esercizio della libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione e di impresa.Si trattava di un regime laico che conservava una larga tolleranza religiosa e tutelava il diritto di edificazione di edifici sacri.
Allo stesso tempo, in nessun caso la religione poteva essere invocata o servire come giustificazione per quei cittadini che non rispettassero i doveri prescritti dalla legge. In questo modo lo statuto anticipava la rottura con il dogmatismo religioso e con l'interferenza della Chiesa nello Stato. In contrapposizione al diritto “rivelato” da una “autorità sacra”, lo Statuto comprendeva il diritto come norma generale e astratta, concepita dall'uomo secondo un principio di autodeterminazione. In questo modo la laicizzazione del diritto finiva con il cancellare il precetto della “sacralità del leader”, come elemento di legittimazione del potere. Questo è un elemento essenziale per comprendere la natura della Carta del Carnaro e la sua differenza con la monarchia costituzionale di Vittorio Emanuele III. Senza discriminazioni, tutti gli abitanti avevano il diritto all'istruzione primaria nelle scuole pubbliche laiche, all'educazione fisica e a un lavoro remunerato.
La carta assicurava inoltre un salario minimo per vivere bene, assistenza in caso di malattia, pensione di anzianità e l'uso dei beni legittimamente acquisiti. Erano attestati: l'inviolabilità del domicilio, l'habeas corpus e la riparazione dei danni in caso di errore giudiziario. La proprietà non era considerata come un dominio assoluto di una persona su una cosa, ma per la sua funzione
10 L'autonomia politica è considerata come il fondamento per la costruzione dello Stato e del suo sviluppo.
11Secondo Achille Chiappetti, nell'articolo “Lo statuto della Reggenza italiana del Carnaro”, l'uso del termine
“produttori”, generico e ampio, sembra sopprimere la tensione tra lavoratori e impiegati per costituire un valore unificante delle diverse classi sociali. Cfr., A. Chiappetti, Lo Statuto della Reggenza del Carnaro,(2009, p. 24).
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sociale. I cittadini, le corporazioni e le comunità sarebbero stati qualcosa come le diverse anime che formavano le basi della Reggenza Italiana del Carnaro.
Tutti gli abitanti che collaboravano per la prosperità materiale e lo sviluppo civile dello Stato dovevano iscriversi a una delle corporazioni che si sarebbero costituite. Secondo i suoi artefici, la Carta del Carnaro era essenzialmente una costituzione latina con la seguente missione,quella diessere un faro luminoso nell'oscuritàper quelle persone che avanzano in nell'ignoto “in cui brancolano le genti in cerca di una via”12.
Lanciandosi davanti a chi cercava una vita alternativa da quella che si imponeva, la Carta della Reggenza Italiana del Carnaro, come forma di pensiero autentico, si assunse il rischio di saltare oltre l'abisso per illuminare un sentiero.
Si trattava quindi di una esaltazione senza limiti della possibilità dell'uomo di ricrearsi continuamente e di riorganizzare le sue relazioni sociali attraverso la politica. Per questo la Carta non scaturì da una fantasticheria, ma bensì dal riconoscimento degli abissi entro i quali l'umanità sarebbe condannata a marciare. Il disegno di un nuovo ordinamento per l'instaurazione dello Stato Libero di Fiume nasceva da una coscienza acuta della frattura sociale generata dalla Grande Guerra e dall'impossibilità di realizzazione dei progetti politici sognati dal modernismo nazionalista13.
Alla fine si sperava che dopo la guerra finalmente rinascesse una grande Italia, che assumesse il compito di potenza politica mondiale e incentivasse un movimento di rinascimento culturale ed economico. Svaniti questi obbiettivi ed essendo la vittoria decretata mutilata, il nostalgico leader della nuova Italia propose un'azione mossa dalla forza che trovava ragione nella materia storica.
Il poeta e capo del Gabinetto attribuì alla nuova Costituzione la funzione di manifesto portatore di una nuova coscienza storica e culturale, che annunciava la formazione di un uomo
“nuovo”. Per questo motivo l'articolo XVI, dei Fondamenti, decreta:
La vita è bella e degna che severamente e magnificamente la viva l’uomo rifatto intero dalla libertà. L’uomo intiero è colui che sa ogni giorno inventare la propria virtù, per ogni giorno offrire ai suoi fratelli un nuovo dono. Il lavoro, anche il più umile, anche il più oscuro, se sia bene
12 Lettera di Alceste De Ambris a Gabriele D`Annunzio, del 18 di Marzo 1920.
13 Il modernismo nazionalista nacque agli inizi del XX secolo, dall'incontro tra la cultura della crisi e la necessità di nazionalizzare le masse. L'espressione degli sforzi ideologici e culturali per modernizzare lo Stato, fu il risultato di uno stadio arretrato, che era rimasto al di fuori del grande progresso tecnologico e scientifico europeo.
eseguito, tende alla bellezza e orna il mondo. (Articolo XVI, Fondamenti, Carta del Carnaro).
Ossia: lo Stato doveva concedere gli strumenti necessari affinché la natura dei suoi cittadini potesse completamente ricostituirsi. Trasformandosi in un uomo intero, capace di inventare la propria virtù ogni giorno, questo nuovo uomo avrebbe dovuto modellare costantemente la propria azione a beneficio della vita collettiva.
L'idea che una rivoluzione antropologica fosse la via per una rigenerazione della società era, di fatto, abbastanza comune ai movimenti nazionalisti italiani alla fine del diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo.
Si credeva che il Risorgimento avesse fallito nel suo ideale di unificazione spirituale del popolo italiano e nel suo progetto di modernizzazione della società. Per influenza delle idee di Giuseppe Mazzini, le avanguardie culturali e politiche erano ansiose della costruzione di uno Stato Forte, composto da uomini liberi e dotati di responsabilità nella difesa morale della nazione italiana.
I sostenitori delle avanguardie si appoggiavano alla credenza che solo un'azione rivoluzionaria, supportata dal mito dell' “uomo nuovo”, potesse rinnovare la cultura italiana. E credevano che fosse loro piena responsabilità far elevare le classi sociali al proprio livello di coscienza storica.
Il fenomeno del fiumanesimo14nacque, nel dopoguerra, da un complesso processo culturale e ideologico e in opposizione al liberalismo e al comunismo. Fu un movimento di massa che propose un cammino politico alternativo per la costruzione di un nuovo mondo. Sotto la guida del poeta Gabriele D'Annunzio, il fiumanesimo sembra essere stata la manifestazione politicadel modernismo nazionalista – il movimento culturale che rifletteva l'ambizione degli intellettuali e dei militanti dell'avanguardia15– che incitavano alla trasformazione radicale della società italiana, attraverso l'integrazione delle masse nello Stato, sotto il segno del mito della nazione. La legge fondamentale era un manifesto che doveva, simultaneamente, servire come soluzione per il problema nazionale (fornendo un modello per la modernizzazione italiana e l'inclusione delle masse nella vita politica del paese) e come catalizzatore di una rivoluzione latina. Affermando di essere l'autentica guida di questa rivoluzione culturale, il poeta-soldato propone, attraverso la volontà di potenza16, la creazione di una nuova realtà.
14Definizione utilizzata dalla storiografia per identificare il movimento nazionalista militarizzato che occupò la città di Fiume, per un periodo di sedici mesi.
15 Tra loro è possibile evidenziare il lavoro dell' Associazione Nazionalista Italiana (ANI), dei futuristi e degli arditi.
16 Gabriele D’Annunzio fu fortemente influenzato dalla lettura delle opere di Friedrich Nietzsche, al quale nelle sue opere rese omaggio innumerevoli volte. Il primo contatto del poeta con la teoria irrazionalista di Friedrich Nietzsche è databile nel periodo nel quale scrisse il crepuscolare Poema Paradisiaco, nel 1893. Fin dal primo accostamento a
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La terza via aspirava all'edificazione di uno Stato forte, che si realizzasse attraverso un inedito sistema corporativista fondato sulla sacralizzazione della vita bella. Piena di elementi progressisti per il suo tempo, la costituzione di Fiume offriva un paradigma per altri movimenti rivoluzionari che stavano nascendo, perché aveva una struttura solida, che era il risultato della disputa tra gli interventisti radicali di destra e di sinistra durante il governo provvisorio fiumano.
In questo senso è possibile affermare che nella Carta del Carnaro vi è una conciliazione di queste due forze politiche che ambivano a una “rigenerazione della razza latina” per la costruzione di un potente Impero italico. L'assenza di forze socialiste riformiste, di liberali e cattolici nella città di Fiume permise la sperimentazione di forme radicali di organizzazione collettiva che acceleravano il cambiamento sociale. Per non essere stata mai applicata, la Costituzione di Fiume rimase conforme al desiderio dei due autori, come una metafora politico-letteraria di uno Stato
“buono”. La sua ambizione era di fare risvegliare nell'anima degli uomini la scintilla creativa che
“scuote le ceneri e accende la fiamma” (Sorel, 1992, p.6).
La Carta del Carnaro può dunque essere intesa come un curiosissimo esercizio letterario di costruzione di uno Stato immaginario. Ciò nonostante, questo non implica ridurre l'analisi a un gioco ludico senza alcuna relazione con la realtà, ma al contrario, riconoscere in questo documento l'opportunità di rivalutazione critica di una concreta realtà storica. Infine, essendo dotata di un significato costituzionale, politico e sociale, la Carta del Carnaro è un documento di grande importanza per la formazione dell'Italia moderna.
questa filosofia, il poeta riconobbe di essere stato nietzschiano già prima di conoscere l'opera del filosofo tedesco. Di fatto, Gabriele D'Annunzio incontrò nelle opere del filosofo una conferma teorica al suo pensiero estetico e politico.
Lettore delle traduzioni francesi delle opere di Nietzsche, D'Annunzio si trasformò in un importante divulgatore di queste idee in Italia. Ispirato da concetti come quelli di “super-uomo” e di “volontà di potenza”, il poeta incorporò nella sua vita e nella sua considerazione politica, come progetto, quello che lui – a suo modo – pensava essere la missione civile della stirpe italiana. Nella concezione dannunziana, il “super-uomo” doveva nascere dalla rivolta contro la decadenza. Guidato dalla “volontà di potenza”, avrebbe dovuto rompere con la mediocrità mondana, per oltrepassare i limiti imposti dalla morale. Attraverso una azione aggressiva, distruttrice, si sarebbe dovuto liberare delle condizioni che lo opprimevano. Il Poeta pensava che il destino dell'Italia fosse quello di dare origine a una nuova civilizzazione, composta da “uomini nuovi”, responsabili della purificazione e della rigenerazione di tutta la specie umana.
Riferimenti bibliografici
BURCKHARDT, Jacob. A cultura do Renascimento na Itália. São Paulo: Companhia das Letras, 2013.
CECCHINI, Gian Luigi. Lo Statuto della Reggenza del Carnaro. Tra storia, diritto internazionale e diritto costituzionale. Atti del Convegno. Roma: Giuffrè, 2009.
CHIAPPETTI. Lo Statuto della Reggenza del Carnaro. Tra storia, diritto internazionale e diritto costituzionale. Atti del Convegno. Roma: Giuffrè, 2009.
ROSA, Domenico. Fiume dannunziana tra irredentismo e fantasia. Massa, Eclettica, 2012.
SOREL, Georges. Reflexões sobre a Violência. São Paulo: Martins Fontes, 1992.