Diderot e l'utopia della felicità secondo natura
Claudio De Boni
Claudio De Boni ensina História das doutrinas políticas e História do pensamento político contemporâneo na Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Firenze. Sobre as utopias do segundo Settecento na Franca publicou o volume Uguali e felici (Firenze, 1986), com estudos sobre Morelly, Mably, Deschamps, Mercier e Restif de la Bretonne.
Escreveu ainda ensaios sobre aspectos específicos das utopias de Fourier e de Cabet. Pesquisa também as relações entre ideologias políticas, teorias econômicas e questões sociais, ligadas à revolução industrial inglesa (Politica e leggi delfeconomia, Padova, 1994) e ao primeiro Ottocento francês (Alla ricerca dello stato sacia/e, Padova, 1998). Atualmente se dedica sobretudo ao estudo do positivismo francês, com uma monografia sobre Littré, vários artigos sobre o pensamento político de Comte e uma investigação original que volta a trazer à tona as tensões utópicas presentes em várias expressões da cultura positivista (Descrivere ilJiituro. Scienza e
'Per una visione complessiva dei fenomeno e delle sue implicazioni antropologiche e ideologiche rimando a G.
Mazzoleni e M. Tibaldi, //mito delle Isole Felici nelle relazioni di viaggio dei Sette-atocento, Messina-Firenze, D'Anna, 1976.
= Nato nel 1729, Bougainville ha una formazione militare che lo porta a essere moschettiere dei re di Francia e poi tenente dei dragoni, e lo conduce a combattere in Canada contro gli inglesi durante la parte coloniale deita guerra dei Sette Anni. Rientrato in patria dopo il 1760, si dedica all'organizzazione e all'effettuazione di viaggi di esplorazione con l'appoggio diretto dei ministro deita guerra e delia marina, il duca di Choiseul. II suo viaggio piú importante é quello che prende inizio nel dicembre del 1766 da Nantes, durante il quale Bougainville si dirige verso l'Atlantico meridionale, sosta in Brasile e nell'area deita Pista, costeggia ia Patagonia prima di attraversare lo stretto di Magellano c quindi raggiunge varie isole dei Pacifico, fra cui Tahiti, II ritorno avviene toccando l'Indonesia e l'attuale isola di Mauritius, e raggiungendo l'Atlantico passando dalla consolidata rotta a sud dell'Africa: l'approdo a Nantes è dei rnarzo 1769. La risonanza dei viaggio, già di per sé notevole, trattandosi di una specie di circumnavigazione del globo, e ampliata dal successo dei Voyage autour du monde, par la fre'gate du Roi "La Boudeuse"
et lajltite "L'Étoile" en 1776, 1767, 1768, 1769, pubblicato da Bougainville nel 1771 presso gli editori parigini Saillant e Nyon e già ristampato, in un'edizione accresciuta, l'anno successivo. I riferimenti dei titolo rimandano ai nomi deite due imbarcazioni che partecipano alia spedizione, sotto ia guida di Bougainville.
Dopo questo momento di
1 resoconti dei viaggi reali e le descrizioni dei viaggi immaginari sono. due 'generi di scrittura distinti, ma capaci di rinviarsi l'un l'altro modelli compositivi e suggestioni di pensiero. Già all'origine dell'utopismo moderno, ossia nel primo Cinquecento, ia dilatazione dei mondo reale per effetto delle esplorazioni costituiva per la cultura europea un fattore di stimolo per la "scoperta" letteraria di isole inesistenti, nelle quali proiettare ia propria ansia di perfezionamento.
Un atteggiamento simile, questa volta rivolto a isole reali, ritorna con nuovo vigore nel secolo dei Lumi, in cui il raggiungimento da parte di molfi comandanti (e dei loro equipaggi) di nuove terre estranee ai mali della civilizzazione alimenta il mito delrisola felice", strettamente collegato ai motivo illuminista dello stato di natura come termine di confronto e di giudizio da applicare nell'indagine sulle società evolutel.
Louis-Antoirie de Bougainville si inserisce a buon diritto in questa rete di rapporti. Autore di uno dei piii lunghi e celebrati viaggi reali dei Settecento2, ne stende un vasto resoconto in cui, pur all'interno di pagine dal prevalente tono realistico, in qualche caso (in particolare a proposito dell'isola di Tahiti, su cui torneremo) si lasci a andare a una rappresentazione di quanto ha visto che molto deve all'esaltazione della felicità alio stato naturale propria di una parte significativa della cultura che ha alie spalle. E con ció influenza a sua volta il dibattito, strettamente intrecciato con le costruzioni utopiche del secolo dei Lumi, sviluppatosi in Francia attorno ai "selvaggio" come residuo di uno stato di natura ormai distrutto dalla civiltà nela maggior parte dela superficie terrestre'.
Il fatto che squarci dal sapore utopico appaiano nel racconto di Bougainville è particolarmente significativo delia capacità di penetrazione dei simboli culturali. II suo autore è infatti tutt'altro che un sognatore che prenda la via dei mare per puro spirito d'avventura, o per immergersi in modo disinteressato in una presunta natura incontaminata. II suo viaggio viene organizzato e finanziato con scopi dichiaratamente scientifici da un lato e politico-colonialistici dall'altro.
Si tratta nfatti di migliorare le conoscenze sulle rotte oceaniche che i altri navigatori hanno battuto, di recuperare alla Francia un po' del prestigio perduto con le ripetute sconfitte di fronte agli inglesi nela guerra dei Sette Anni, e, nei disegni di Bougainville, anche di allargare i possedimenti coloniali della madrepatria. Uno dei piani elaborati dal navigatore prima delia partenza da Nantes è per esempio quello di sottrarre le isole Malvine all'influenza spagnola per condurle sotto il controlo francese, piano poi di fatto abbandonato per l'esitazione delia corte parigina nell'aprire un contenzioso troppo impegnativo con la monarchia spagnola.
Le intenzioni piú autentiche riposte nel viaggio si riflettono, alrinterno dei resoconto pubblicato da Bougainville, nell'impostazione realistica assunta dal racconto, in cui predominano le descrizioni minuziose di luoghi e di abitanti, le erudite dissertazioni di carattere storico e geografico, le sistematiche nozioni di ordine topografico, le precise indicazioni, in riferimento ai luoghi visitati, degli elementi etnici e della "storia naturale" (che per Bougainville è un insieme di condizioni climatiche, conformazione dei territorio, componenti dei suolo e dei sottosuolo, caratteristiche agronomiche, presenza di animali e di piante). Questo atteggiamento scientifico, fatto un po' di teoria e molto di osservazioni empiriche, lascia fra l'altro poco spazio a concessioni ai mito dei buon selvaggio. La prima volta in cui nel Voyage appare un richiamo agli indigeni, a proposito delle colonie spagnole dell'area dei Paraguay, questi sono descritti come brutti, ubriaconi e dediti volentieri ai banditismo. In seguito, quando alcuni selvaggi raggiungono sulle loro piroghe la nave di Bougainville in prossimità delia Terra dei Fuoco, il comandante dà ordine di trattarli pacificamente e di sfamarli, ma non riesce a esimersi dal notare che si tratta di ospiti "ripugnanti e incomodi", malvestiti e fiacchi, i quali
íímandano un fetore insopportabile" e hanno l'abitudine di sfruttare senza riguardo ii lavoro dello loro donne, dal canto loro semplicemente
"orride". In genere gli indigeni, lungi dal rappresentare quello stadio apprezzabile di socializzazione iniziale, ancora vicina alia nat-ura, cui allude Rousseau a proposito dei piccoli raggruppamenti tra famiglie nel Discours sur [origine de [inégalité parmi les hommes, anche in altre parti delia narrazione di Bougainville rivestono ii moio negativo di coloro che hanno già scoperto i vizi della società, senza peró essere ancora approdati ad alcuna delle virtit della civilizzazione, che solo costumi piú evoluti possono produrre. L'innmagine negativa degli indigeni sfocia in qualche punto anche in notazioni di tipo razziale:
soprattutto a proposito degli abitanti quasi neri di pelle e bellicosi con i quali Bougainville si imbatte nelle isole Salomone, e che gli fanno commentare che "dei resto abbiamo osservato, nel corso dei viaggio, che i negri, in generale, sono molto piui selvaggi degli indigeni ii cui colore si avvicina ai bianco".
Se teniamo conto che queste osservazioni tutt'altro che entusiastiche nei confronti dell'uomo alio stato naturale si presentano oltretutto nel testo in forme controllate rispetto agli effettivi sentimenti di Bougainville 6, comprendiamo come il nostro autore non possa essere certo catalogato tra i cantori spontanei dela bontà della condizione naturale degli uomini, o fra gli ammiratori acritici dell'ordine sociale semplice e comunitario predicato da molti scrittori di utopie. Ma proprio per questo ii fatto che in un caso egli si confronti apertamente
particolare popolarità ii nostro personaggio continuerà a guardare all'America combattendo a flanco degli insorti deite colonie inglesi;
piit tardi sarà cooptato in uno dei rami deita francese Accademia deite Scienze, per diventare sono Napoleone prima senatore e poi conte.
Bougainville morirà nel 1811, e sara sepolto nel Pantheon ai pari con altre glorie di Francia ' Ricordo che ia presenza dei selvaggio nella cultura francese settecentesca svolge doe funzioni: o quella dei paradigma astrattamente costruito per criticare ia malvagità o l'artificiosità dei costutni civilizzati rispetto a quelli naturali (di cui sono capostipite, nel 1703, i Dialogues curieux entre l'auteur et un sauvage de bon seus qui a voyagé di Lahontan), o quella dell'esempio, ancora esistente e quindi documentabile e studiabile, dell'umanità ai suo stadio pin antico e perció piO prossimo alio stato di nanara, come ê nell'opera di Lafitau Moeurs des sauvages amériquains comparés aux moeurs dos premiers temps, dei 1724. Forse è superfluo osservare che te evocazioni piú note dei “selvaggio”
francese, quelle dei Rousseau dei secondo Discours e dei Diderot dei Suppiiment, si pongono piO sulla seja di Lahontan che su quella dell'avvicinamento sperimentale all'umanità nella sua fase meno progredita.
.4 Cfr. L.-A. de Bougainville, Viaggio intorno ai mondo. C071
ii Supplemento ai viaggio di Bougainville di Denis Diderot, a cura di L. Sozzi, Milano, Ii Saggiatore, 1983, pp. 182-183.
sIvi, p. 297.
6 I rnateriali dei Voyage sono infatti ii filmo deita rielaborazione, adattata alta stampa, dei diario di bordo
steso da Bougainville durante viaggio ma da lui rimaneggiato per la pubblicazione del 1771.
I taccuini originali sono stati ritrovati solo di recente e pubblicati per la prima volta in Bougainville et ses compagnons autour da monde. Journaux de navi patim? établis ei commentés par E. Taillcmite, Paris, Imprimerie Nationale, 1977.
Già nelle Lettres persanes, e precisamente nella lettera 121, Montesquieu aveva scagliato un'invettiva contro gli spagnoli, responsabili dei genocidio degli indigeni americani per far posto ai loro coloni. Nell'Esprit des leis il comportamento degli spagnoli nei confronti degli indios (il riferirnento specifico ê al Messico) viene denunciar° come occasione colpevolmente perdura per estendere nel nuovo mondo la parte migliore delia cultura europea: "Avevano da dar loro una religione portarono loro una superstizione furibonda. Avrebbero potuto liberare gli schiavi; e resero schiavi gli uomini liberi.
Potevano illuminarli sull'errore dei sacrifici umani; invece, li sterrninarono" (C-L. de Secondat de Montesquieu, Lo spirito de//e leggi, Rizzoli, 1996, p. 295).
Voltaire, Condido, in Romanzi e racconti, Milano, Mondadori, 1990, p. 148.
L.-A. de Bougainville, Viaggio interno ai mondo, cit., p.56.
Ivi, p. 57. La traduzione italiana è condotta sulla seconda e definitiva edizione francese, quella dei 1772. Si puó rilevare che nella prima Bougainville era stato pin favorevole ai gesuiti in questo passaggio, affermando coo enfasi, a proposito della loro predicazione a Buenos Aires, che "qui tutti gli udmini sono fratelli ed hanno, per i religiosi, lo stesso colme".
con uno dei luoghi comuni dell'utopismo dei suo tempo, e in un altro si lasci trasportare dalla nozione di umanità felice rende la sua posizione una spia quasi insospettata di un sentire comune.
Il primo tema, presente anche nella cultura utopica dei suo tempo, con ii quale Bougainville si confronta con ampiezza di riferimenti nel suo Voyage è quello dei giudizio intorno alie missioni gesuite dei Paraguay. Proprio mentre ii viaggio dei nostro navigatore in corso, e precisamente nel 1768, Mably ne rinverdisce il mito nei Doutes sur ordre naturel et essentiel des sociétés politiques, esaltando le reducciones gesuite come modelo ugualitario e comunitario contro i vizi individualistici insiti nel pensiero economico dei fisiocratici. Su un altro terreno, ovviamente non utopico, qualche cenno favorevole era stato espresso in precedenza anche da Montesquieu, che aveva intravisto nell'esperienza dei gesuiti la possibilità di una strada alternativa rispetto ai colonialismo di pura rapina messo in atto dagli spagnoli in America'. Non erano mancati tuttavia, nella cultura dell'illurninismo francese, giudizi di ben altro genere, portati a ritenere ia tanto decantata uguaglianza nelle reducciones un'uguale dipendenza dal potere ferreo dei gesuiti stessi, padroni e non liberatori degli indigeni. Basterà ricordare in proposito ii lapidario passaggio dei
Candide in cui Voltaire bolla l'esperimento dei Paraguay come sistema in cui "Los Padres possiedono tutto e il popolo nula: capolavoro della ragione e della giustizia" 8.
Dal canto suo, Bougainville si accosta ai gesuiti evangelizzatori in Sudamerica forte di una positiva immagine preesistente, che nel contatto diretto viene decisamente ridimensionata ma non dei tutto rovesciata, almeno nella ve,rsione "ufficiale" dei Voyage: piú disincantata appare la sua posizione nei diari di bordo, non destinati perà alia pubblicazione. II primo incontro con il mondo delle confessioni religiose trapiantato nelle colonie americane avviene a Buenos Aires, e di esso Bougainville sottolinea l'eccesso di pratiche esteriori, tanto che "le cerimonie dei culto sono come spettacoli".
Fra i responsabili di questo eccesso i gesuiti, con ii loro gusto per le scenografie, occupano ovviamente un posto significativo, che si prolunga nela pratica degli esercizi spirituali, aperta anche alie donne, in cui meditazione e preghiera si accompagnano a discipline piene di crudeltà e superstizione come ia fiistigazione. Carattere specifico dell'impegno dei gesuiti è comungue quello di non fare distinzioni di tazza nello scegliere i destinatari delia propria opera evangelizzatrice:
un privilegio che comungue sembra essere accolto con ironia da Bougainville, quando scrive che la "carità dei monaci" (compresa la frusta, parrebbe) "non puà certo venir accusata di parzialità" 10, visto che anche i neri sono ammessi a goderne.
Molto piii articolata e insistita è l'indagine quando Bougainville racconta delle sue successive peregrinazioni attorno ai Rio de la Plata, significative anche perché cronologicamente coincidono con ii periodo in cui (fra il 1767 e il '68) i gesuiti, colpiti dal provvedimento di espulsione nela madrepatria, vengono ricercati e arrestati dalle autorità coloniali spagnole. II nostro navigatore ricostruisce anzitutto l'origine e lo sviluppo degli insediamenti gesuiti nell'interno dei bacino dei Paraná, sottolineandone l'intenzione di procedere all'evangelizzazione in autonomia rispetto alie autorità spagnole, troppo altere per poter conquistare la fiducia degli indigeni. L'opera dei missionari, volta a popolazioni sulla cui indole Bougainville non si fa alcuna illusione, richiese coraggio e pazienza, entrambi necessari per "attirare, vincolare, piegare all'obbedienza e ai lavoro una gente selvaggia, incostante, attaccata tanto alia propria pigrizia quanto alia propria indipendenza".
merito dell'incivilimento degli indigeni è tutto dei gesuiti, "che li raccolsero in abitazioni, diedero loro delle leggi, introdussero le arti utili e piacevoli: fecero insomma di una popolazione barbara, priva di principi morali e di religione, un popolo docile, civile, scrupoloso osservatore dei riti cristiani"".
Bougainville dimostra di possedere una memoria consolidata anche a proposito dell'immagine costruita in Europa attorno alie reducciones come modelo di società a conduzione economica cornunitaria. Quando il comandante della piazza di Montevideo gli paria di ribellioni degli indigeni contro i loro padroni gesuiti, ii nostro viaggiatore si dimostra incredulo, rispetto all'idea difusa di un governo dei gesuiti basato sulla persuasione e non sulla costrizione, capace di costruire una società felice in cui "il frutto della coltivazione comune è scrupolosamente ceduto ai magazzini pubblici, attingendo ai quali si distribuisce a ciascuno quanto gli è necessario per il suo sostentamento, per il vestiario e per il mantenimento dei suo nucleo familiare". E continua disegnando una società, analoga a quelle ideal di molte utopie, in cai l'infanzia e la vecchiaia sono protette, gli abitanti vivono in case comode, splendidi edifici pubblici vengono innalzati, il culto è uniforme: gli indigeni, insieme con i loro evangelizzatori, costituiscono insomma un "popolo felice", che "non conosce né gradi né differenze social; esso è ugualmente immune dane ricchezze e dalla miseria" 12.
La continuazione dela sua permanenza nell'area e quanto viene ad apprendere dai ripetuti incontri con gli spagnoli convincono tuttavia Bougainville di essere, ai pari dei celebratori dei "comunismo"
instaurato dai gesuiti, vittima di un'illusione di prospettiva, per non aver considerato che "in materia di governo un immenso intervalo divide la teoria dalla pratica amministrazione"". In realtà gli indigeni
" Ivi, p. 128.
" lvi, pp. 130-131.
Ivi, p. 131.
sono proprietari solo dei loro sostentamento, mentre ii sovrappiii resta in mano ai gesuiti, che lo impiegano per edificare chiese e riempirle di omamenti preziosi. Lontani dallo stimolare un autentico autogoverno degli indigeni, i monaci avrebbero esercitato tutto il loro potere di persuasione su popolazioni di indole servile: e nemmeno ruguaglianza nella dipendenza è assoluta, perché i gesuiti hanno formato attorno a loro un ceto indigeno superiore, che li aiuta nell'amministrazione. 1 gesuiti vivono in definitiva nell'agiatezza, mentre gli indiani trascinano una triste vita fatta di un'altemanza di lavoro e di riposo rigidamente regolamentata. Ma dopo aver rovesciato molti luoghi comuni intorno a quell'esperienza, Bougainville finisce per lasciare ugualmente aperto ii giudizio, quando riferisce che gli spagnoli autori dell'arresto e della cacciata dei gesuiti dalle colonie hanno cercato inutilmente nelle loro case i tesori di cui si favoleggiava: hanno trovato magari mercanzie e schiavi, ma non oro né denaro.
Tutte le resistenze dei nostro navigatore nell'affidarsi ai sogni di un'umanità felice sembrano scomparire nell'incontro con Tahiti, sostituite da un'ammirazione che, per essere espressa con parole adeguate, ha bisogno che siano evocati paragoni mitologici.
Colpisce anzitutto lo scarto fra" l'inospitalità naturale di molte terre già toccate e raccontate da Bougainville, e la bellezza di Tahiti come ambiente geografico, dove il clima è mite e salubre, il paesaggio varia piacevolmente dalle montagne situate al centro alie piccole pianure lungo ii mare, la terra si presenta ricca di acque e di frutti. E cosi il capo dela spedizione francese, che puó confrontare quanto vede solo con i Campi Elisi, decide di chiamare l'isola Nuova Citera, in ricordo della mitica terra che diede i natali a Venere. La prima indigena che vede nuda dopo il suo arrivo a Tahiti risulta del resto a Bougainville bella proprio come apparve Venere ad Adone. Lo stesso vale per i maschi: "Non ho mai incontrato uomini piii ben fatti né meglio proporzionati; per dipingere Ercole e Marte in nessun altro luogo si troverebbero modelli cosi belli" 14. Per comunicare il suo apprezzamento per i tahitiani Bougainville fa affidamento su allusioni alie varie rappresentazioni delretà dell'oro", per convincere ii lettore che Tahiti è appunto un Eden sopravvissuto, nella sua articolazione felice tra natura e umanità.
A mano a mano che la sosta dei francesi a Tahiti si protrae, Bougainville ha la possibilità di studiare piú a fondo i costumi e l'organizzazione sociale degli abitanti, e ne riporta una serie di immagini allineate anch'esse ai gusto utopico. Sappiamo cosi che i tahitiani vivono in pace fra loro, per merito di un sistema politico suddiviso in tante piccole comunità che si rispettano reciprocamente,
Ivi, p. 242. a capo di ciascuna delle quali vi è una specie di capotribú. 11 visitatore
non si dilunga sulle strutture dei potere, ma intuiamo che vi è un ruolo pubblico dei capifamiglia, e "che le autorità locali si coordinano in una istituzione centrale di tipo monarchico: ma di una monarchia benevola, paterna e non certo autoritaria. Le forme dela religiosità, di impianto idolatrico, sono poche e semplici: il culto piú praticato quello riguardante la sepoltura e il successivo ricordo dei morti. Gli abitanti di Tahiti sono persone gioviali e pervase dalla "naturalità" a cui sono rimaste ancorate: non sono adatti ai ragionamenti astratti, ma dimostrano una notevole intelligenza pratica nel costruire efficaci strumenti per la pesca, veloci imbarcazioni, case fatte di materiali elementari (come le foglie per i tetti) ma costruite con rara perizia. Le abitudini alimentari sono frugali, come conviene a una società vicina alla dimensione della natura, ma non tali da determinare rinunce: i tahitiani si cibano di pesce e frutta, e anche per questo preservano la loro salute individuale e sociale. Il clima li dispensa dagli abiti ricercati, ed essi si vestono di indumenti succinti, spesso di una specie di perizoma e nient'altro: ia distinzione che altrove si ricerca negli abiti di lusso qui è affidata all'abitudine di dipingersi il corpo nelle forme piú ricercate. Dei resto, oltre all'esagerazione degli appetiti propria degli europei, sono loro sconosciuti altri vizi propri degli uomini civilizzati, come l'alcool, ii tabacco o k spezie che conferiscono ai cibi un sapore artificioso. L'apice dell'esaltazione è raggiunto da Bougairwille quando descrive come ia sola vera passione degli indigeni di Tahiti sia l'amore.
La struttura familiare, di tipo poligamico, è molto elastica, spesso sconfina nel gruppo sociale piú ampio (per esempio a proposito dell'accudimento dei barnbini) e comungue non si presenta come un ostacolo alia soddisfazione dei sensi. Ii nostro navigatore confessa di non essere riuscito a farsi un'idea precisa dei matrimonioi o, se esiste, dei divorzio fra i tahitiani. Sa che le donne devono formalmente fedeltà ai mariti, ma non esistono gelosie, e spesso sono gli stessi mariti a invitarle a concedersi ad altri. La non pesantezza dei lavoro esistente, volto alia sola soddisfazione dei bisogni primari, e il farto che la prole sia curata congiuntamente da femmine e maschi, e non scaricata solo sulle prime, fa si che ogni donna abbia tempo sufficiente per il "dolce ozio" che prelude ai piacere. Dei resto, "l'aria che si respira, i canti, la danza quasi sempre accompagnata da atteggiamenti lascivi, tutto richiama a ogni istante le dolcezze dell'amore, tutto invita a gran voce ad abbandonarvisi"". Ed è proprio quest'ultima immagine, quella di una felicità alio stato naturale che ha per suo corollario principale ii libero attingere alie gioie dei sesso ai di fuori di costrizioni morali, a costituire ii messaggio utopico di Bougainville pronto a diffondersi nella cultura dei suo tempo.
Per la verità, come a proposito delle missioni gesuite, Ia prima Ivi, p. 247.
immagine radiosa viene in seguito sostituita da ricostruzioni meno entusiastiche, che non annullano ma comungue ridimensionano fortemente il discorso precedente. Bougainville, alia partenza da Tahiti, accetta di portare con sé un "selvaggio" desideroso di conoscere la terra da cui provengono i visitatori francesP 6, e conversando pur faticosamente con lui durante i lunghi giorni di navigazione viene a conoscere aspetti molto meno idilliaci della vita dei suo popolo.
Egli apprende che il sistema sociale dei tahitiani non è ugualitario, ma pesano distinzioni di casta e di ricchezza, esistono gruppi marginali dediti ai lavoro servile, le autorità di villaggio godono di privilegi negati agli altri componenti delle comunità. Anche ia tanto decantata libertà sessuale non è solo fonte di piaceri, se è vero che fra i tahitiani comincia a serpeggiare ia sifilide: dell'arrivo della malattia Bougainville incolpa gli inglesi di Samuel Wallis giunti sull'isola pochi mesi prima di lui, ma è lecito dubitare che anche i suoi marinai abbiano contribuito ai formarsi dei fenomeno. Si tratta di piU di un realistico passo indietro rispetto alia celebrazione iniziale di Tahiti come "isola felice", e in generale di fronte all'idea che la civilizzazione abbia allontanato gli uomini da un presunto equilibrio originario. E in effetti nella successione dei racconto, una volta lasciata Tahiti, a proposito degli indigeni ritornano gli atteggiamenti sprezzanti usati in precedenza, e se si delinea ancora un luogo da ammirare non sarà piii un'isola aio stato di natura ma Batavia, l'attuale Jakarta. Nella città governata dagli olandesi i pregi dell'ambiente naturale sono stati rafforzati dall'azione colonizzatrice degli europei, veri artefici delia magnificenza e dell'ordine di B atavia (compreso ii fatto che ogni ceto sociale sta ai suo posto, rispetta Ire gerarchie) che Bougainville cerca di trasmettere ai suoi lettori. Eppure i ripensamenti e le correzioni apportate dal Voyage non sono tali da impedire che ia ricezione piU diffusa dei testo, dopo ia sua pubblicazione a Parigi, guardi all'utopia della felicità secondo natura, e si curi ben poco delle confutazioni pur presenti nel resoconto dello stesso autore.
Come è noto, ia continuazione dei mito della felicità secondo natura nei termini enunciati da Bougainville si avvale soprattutto dei Supplánent au voyage de Bougainville, scritto nel 1772 da un phi/osophe di primo piano come Denis Diderot. Per la verità lo scritto di Diderot resta per il momento Medito, per essere pubblicato, e con intenzioni oblique, soltanto nel 1796: ma da allora sarà quasi scontato che ii richiamo a Bougainville passi attraverso le considerazioni dei suo piú noto contemporaneo' 7. 11 Supp/ément, testo meno lineare dell'originale da cui prende ispirazione, ingigantisce per ia verità II gusto per il mascheramento già presente in Bougainville, che da una parte si perdeva per moto spontaneo nell'immagine dell'umanità felice,
farto ê autentico.
L'indigeno, di nome Aoturu, alla fine dei viaggio raggiunge con Bougainville Parigi e ránane suo ospite (e frequente invitato "esotico" nei salotti) per alcuni mesi. Stanco della vita s, condo gli standard deita civilta, nella quale non riesce a inserirsi a pieno, Aoturu manifesta in seguito l'intenzione di ritomare alia sua terra, e lo stesso Bougainville ne finanzia in parte il viaggio di ritorno.
17 Nell'edizione dei 1796, apparsa in una raccolta di Opuscules philosophiques et littéraires, i curatori (Suard e l'abate di Valucelles) si dimostrano ben lontani dal celebrare gli avvicinamenti di Diderot alia materia politica in generale e utopica in particolare. L'immagine che essi costruiscono coo intenzione spregiativa è ai contrario quella dei Diderot ispiratore dei sanculotti, in significativa sintonia con l'attribuzione alphdosophe di un testo "maledetto" per gli osservatori moderati dei processo rivoluzionario come il Code de la Nature, in realtà opera di Morelly (st: cui mi sono intrattenuto nel numero inaugurale di
"Morus"). 11 Supplément ha in seguito conosciuto varie riedizioni, in particolare novecentesche, frutto di piá accurati avvicinamenti filologici ai manoscritti (del testo di Diderot su Bougainville esistono fra l'altro diverse versioni, nitte di pugno dell'autore, che ha quindi riscritto piii volte la stessa breve opera). Curatori dei Supplétnent sono stati in tempi diversi G.
Chinard, H. Dieckmann, P.
Vernière. Varie sono anche te traduzioni in lingua qui mi servo di quella posta ia appendice all'edizione di Bougainville citara alla nota 4.
e dall'altra evocava i dubbi di ordine realistico che ia sorveglianza razionale fa emergere di fronte all'utopia. La struttura stessa dei breve testo di Diderot suggerisce un'articolazione fra realtà e sogno. La parte preponderante dei Supp/ément è costituita dai dialoghi fra due ipotetici interlocutori (chiamati semplicemente A e B), che discutono dei livello esterno, piú espositivo, dei resoconto di Bougainville: le scoperte scientifiche e geografiche, le descrizioni degli ambienti, le rotte e le tecniche di navigazione. Tali dialoghi servono fra l'altro a esprimere un analogo distacco, rispetto ai predecessore, da uno dei possibili risvolti di ascendenza utopica discussi da Bougainville (il presunto comunismo delle missioni gesuite), con toni anzi che il materialista e anticlericale Diderot sceglie tra i piii sferzanti". Ma in due punti si aprono degli squarci (presentati come materiali di Bougainville espunti dal suo autore ai momento delia pubblicazione dei Voyage, ma ovviamente frutto di un artificio letterario voluto dal loro vero autore, Diderot), ai quali ii direttore dell'Eneyclopédie affida la parte utopica dei suo messaggio. Va peraltro aggiunto che ia complessità stilistica dei Supp/ément, sospeso fra dialogo filosofico e racconto, riflette una corrispondente ambiguità di contenuti, con ii philosophe che da un lato si fa attirare dal mito dell'"isola felice" suggerito dalla lettura di Bougainville, dall'altro esita di fronte alle condanne troppo radicali della civilizzazione che se ne potrebbero ricavare.
Il primo episodio che interrompe il dialogo fra AeBe intitolato
"L'addio dei vegliardo". Partendo da un passaggio dei racconto di Bougainville, in cui ii viaggiatore narra di avere lasciato Tahiti con le sue navi accompagnato dai pianti degli indigeni, addolorati per la partenza dei loro ospiti, Diderot si raffigura che un anziano si alzi per invitare í suoi a piangere non per lxoartenza dei francesi, ma per l'arrivo di coloro che li seguiranno, e che li ridurranno in catene. Ii breve discorso che ii vegliardo rivolge a Bougainville e ai tahitiani una fulminante rappresentazione, rara per il Settecento, dello scontro fra culture provocato dagli appetiti coloniali degli europei. Decisa soprattutto l'apostrofe rivolta contro ii navigatore, responsabile di nascondere mire di conquista: "Noi siamo innocenti, siamo felici, e tu non puoi far altro che nuocere alla nostra felicità. Noi seguiamo ii puro istinto delia natura; e tu hai tentato di cancellame ogni traccia dalla nostra anima. Qui tutto è di tutti; e tu ci hai predicato non so qual distinzione tra II tuo e il mio. Le nostre ragazze e le nostre donne ci appartengono in comune; tu hai condiviso con noi questo privilegio, e sei venuto ad accendere in esse sconosciuti furori"". La visita di Bougainville è insomma per il vegliardo l'avvisaglia di quanto potrebbe presto avvenire con una probabile conquista dell'isola da parte dei francesi, che porteranno distinzioni laddove c'è uguaglianza,
" Bougainville, a detta di Diderot, afferma dei gesuiti
"meno di quel che potrebbe dirne, ma abbastanza per farei sapere che quei crudeli Spartani in abito nero trattavano i loro schiavi indiani come gli Spartani trattavano gli Iloti; li avevano condannati a un lavoro incessante, si pascevano dei loro sudori, non avevano lasciato loro nessun diritto di proprietà; li tenevano nell'abbrutimento della superstizione; esigevano una venerazione profonda;
camminavano in mezzo a loro con la frusta in mano e fustigavano indistintamente persone di ogni età e di ogni sesso" (D. Diderot, Supplemento al viaggio di Bougainville, in L.-A. de Bougainville, Viaggio ia/orne ai mondo, cit., p. 419).
15 lvi, p. 423. 0_yi Diderot forse ricorda che, pur nel sostanziale clima pacifico in cui avviene l'incontro fra tahitiani e francesi secondo la narrazione di Bougainville, la presenza degli europei sveglia negli indigeni passioni prima sconosciute e forme di competizione con i nuovi venuti. Lo stesso navigatore era sinto costretto ad accennare nel Voyage, anche se di sfuggita, ai fatto che II reciproco rispetto fra i due gruppi dei primo periodo dopo lo sbarco aveva lasciato lentamente il posto a una tensione latente, che aveva provocato fra l'altro alcune uccisioni misteriose di tahitiani, probabilmente per mano francese.
costrizioni ai posto delia libertà naturale, nuovi carichi di lavoro per corrispondére a bisogni fittizi, quando i tahitiani già soddisfano tutte le loro necessità. Esposta ai pericolo è anche ia famosa spontaneità sessuale cantata dallo stesso Bougainville, che nell'asservimento ai colonizzatori ne subirà i caratteri morali e fisici, alterando la naturale inclinazione ai piacere erotico con l'idea delia colpa e con l'eventualità della malattia (Diderot, a differenza di Bougainville, non crede che i francesi siano esenti dalla responsabilità di aver introdotto la sifilide fra i tahitiani). Nella convinzione che in termini di felicità esista una radicale opposizione fra i costumi dello stato di natura e quelli dei popoli civilizzati (a favore ovviamen te dei primi), Diderot è disposto a rinnegare addirittura l'unico apprezzamento che unphi/osophe potrebbe rivolgere ai secondi, e cioè ii loro possesso di conoscenze pii evolute.
La confutazione pit radicale che ii vegliardo scaglia contro la cultura di Bougainville (e di Diderot) sta forse nel passo in cui egli afferma:
"noi non vogliamo barattare con i tuoi inutili lumi quella che tu chiami ia nostra ignoranza"".
Ii secondo intermezzo che interrompe ia discussione fra AeBè il "Dialogo tra Orii e il cappellano"", occasione per porre a confronto costurni e morale dei "selvaggi" (emblema dello stato di natura) e degli uomini civilizzati secondo i dettami delia religione cristiana. Ii cappellano, che esprime ii punto di vista dei suo ordine, paria di un Dio artefice dei mondo che in materia sessuale ha disegnato per gli uomini una morale monogamica, mettendo all'esterno di ogni comportamento lecito le pratiche sessuali ai di fuori dei legame matrimoniale.
Interpreti della volontà di Dio sono il clero e le magistrature, che hanno costruito sul principio dei matrimonio monogamico tutta una serie di regole e di divieti. Orú atárca le affermazioni dei cappellano sul piano sostanziale e su quello formale. In sé, l'idea che una donna debba essere per sempre proprietà di un solo uomo, e viceversa, gli sembra un precetto contro natura, anzitutto perché presuppone "che un essere che sente, che pensa e che è libero, possa essere proprietà di un essere simile a lui"", poi perché nel concerto di matrimonio indissolubile è implicito un carattere di immutabilità per le passioni e le inclinazioni smentito da ogni osservazione delia realtà naturale.
Quanto alla forma con cui i precetti moral diventano regole espresse, e cioè attraverso l'elaborazione dei preti e dei magistrati, anch'essa sembra ai nostro selvaggio assai discutibile. Le autorità non possono decidere a loro discrezione cosa è bene e cosa è male, perché (e in ció si condensa l'intenzione pii autentica di Diderot nel Suppiánent) i concetti di buono e di cattivo dipendono solo dalla natura delle cose e delle azioni, si qualificano per gli effetti che i comportamenti umani provocano sull'utile particolare e sul bene generale. L'unica morale
2" Ivi, p. 424.
21 Orú ê un indigeno che offre ai cappellano delle navi francesi la moglie e le tre figlie affinché scelga con chi giacere. Dopo lunghe resistenze, attorno alie quafi si sviluppa il dialogo fra i doe, ii cappellano acconsente ad accoppiarsi con la piui giovane delk figlie, che aspira a diventare madre per la prima volta: un tributo che anche altri francesi, a detta di Oris, hanno inconsapevolmente pagato ai tahitiani ingravidando le loro donne, perché la prole che ne deriverà unirà la bellezza degli
uni con degli
altri. Alla fine il cappellano sarà talmente convinto degli argomenti di Orii che lascerà Tahiti riflettendo sui pregi di una società in cui lavori e raccolto vengono effettuati in comune, la proprietà privata ê quasi inesistente, la passione amorosa non crea i conflitti conosciuti dagli uomini civili, Ia comunità si atteggia a una sola grande famiglia.
" D. Diderot, Suppkmento, cit., p. 434.
da seguire è quella che corrisponde ai precetti della natura, che si possono sintetizzare nel dovere di scegliere ció che produce ii bene e non il male, e ció che persegue il bene generale prima degli interessi particolari.
Affermazioni dei genere, collegate all'atmosfera di superiorità delia morale sessuale dei tahitiani costruita nell'episodio (tanto da conquistare l'adesione fisica e mentale di un esponente dei clero), e unite ad altre provocazioni nei confronti dei precetti diffusi in Occidente (il fatto, per esempio, che gli indigeni non conoscano ii tabú dell'incesto), ha costruito intorno ai Diderot del Supp/érnent l'immagine di un cantore della piena liceità nel campo dei costumi sessuali. In realtà la posizione delphilosophe è meno drastica di quanto appaia, soprattutto perché la sessualità dei tahitiani sembra essere rivolta, prit che alia soddisfazione dei piacere, a rendere phi ampia e piii varia possibile l'opera volta alla procreazione: per esempio, quando scopriamo dagli argomenti di Orú che anche gli indigeni subiscono qualche freno regolatore in campo sessuale, una delle categorie a essere poste sotto sorveglianza pubblica sono le donne sterili. Ma ció non toglie che, nella cultura dei secolo dei Lumi, una posizione come quella di Diderot eserciti un ruolo importante nel criticare i costumi occidentali a confronto con l'ipotetica rappresentazione delle leggi di natura.
La conclusione dei Supp/ément sembra univoca: nell'isola felice rappresentata da Bougainville albergano i sob costumi buoni esistenti ai mondo e, siccome i buoni costumi corrispondono inevitabilmente a buone leggi, possiamo arguire che solo a Tahiti permangono leggi buone, dato che la sola legge civile da amrnirare è quella che enuncia in termini sociali quanto ê contenuto nela legge naturale. Ma subito dopo, contraddicendo in parte l'ammirazione incondizionata per il
"modelo" selvaggio, Diderot argomenta in modo piui relativista che ogni società, anche quella civilizzata, è un insieme di vantaggi e di svantaggi. Se l'evocazione dei paradigma dela natura serve ad altri, in particolare a Rousseau, per combattere frontalmente lo schema di civilizzazione che i popoli evoluti hanno seguito, per Diderot esso sembra piii uno strumento per discernere, della nostra civiltà, quanto ira conservato e quanto va eliminato perché frutto della volontà di potere di chi impersona le istituzioni, e non della ragionevolezza propria della riflessione filosofica. Phi che un paradigma assoluto, lo stato di natura diventa un pragmatico criterio di riferimento per valutare se la storia della civiltà abbia prodotto, oltre ai progresso, anche incrostazioni di regole assurde, a partire da quelle morali volute dalle religioni e spesso trasferite anche sul terreno legislativo. L'eventuale giudizio negativo su questo o quel precetto giuridico, giudizio prodofto appunto
dalla riflessione filosofica stimolata dall'idea di natura, non equivale peraltro a enunciare una specie di diritto alia trasgressione o alia rivolta aperta, ma piú semplicemente, e con maggiore moderazione, che le leggi insensate vanno criticate ai fine di modificarle. In questo modo l'utopia, la visione dei mondo ideale apparsa come un'illuminazione folgorante nel racconto di Bougainville, ma anche rapidamente dissolta, diventa per Diderot ispirazione ultima per una indicazione riformatrice: e proprio l'intreccio fra utopia e riforma costituisce, come si sa, uno degli apporti piii significativi dei secolo dei Lumi alla storia dei genere utopico.
BIBLIOGRAFIA
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