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Introduzione

Cap 3: Storia del razzismo contro gli immigrati in Italia: dal fascismo ai giorni nostri 3.1 Il concetto di razza nella storia contemporanea

3.8 Prospettive della lotta contro il razzismo

permettergli di sfuggire al ricatto del mancato rinnovo del permesso di soggiorno in caso di perdita dell'impiego; infine vincolando gli aiuti dei fondi europei al rispetto dei diritti dei lavoratori((SOUHAMORO, 2019, CAP.6).

Più in generale si tratterebbe di rimettere al centro la dignità della persona umana, calpestata dallo sfruttamento proporzionato dal sistema capitalistico, recuperando una dimensione globale del conflitto sociale e sindacale, data la mondializzazione del sistema produttivo e le dinamiche di dumping sociale che si innescano tra i differenti paesi, al fine di attrarre investimenti. Infine Souhamoro definisce la necessità di lottare per la redistribuzione della ricchezza globalmente prodotta, vista la crescente concentrazione di essa nelle mani di sempre meno persone in sempre meno paesi, avendo come bussola il diritto alla felicità((SOUHAMORO, 2019, Conclusione).

Sebbene tale programma abbia elementi rivedibili, soprattutto quando sembra avere come obiettivo una impossibile “umanizzazione” del capitalismo, rimane importante perché definisce obiettivi chiari per un movimento di lotta in crescita come quello dei lavoratori delle campagne, come dimostrato dai recenti scioperi nel settore108.

riguarda le donne, che oltre a scontare uno storico divario salariale dai loro colleghi di sesso maschile, sono state gravate dalla fine del Welfare state anche dall'assistenza ai familiari anziani.

Tali soggetti, che non trovano più sostegno nei partiti che tradizionalmente avevano il loro consenso, che li hanno abbandonati a favore di varie figure del lavoro autonomo e per abbracciare l'ideologia neoliberista si sono dunque rivolti in modo consistente ai partiti della destra tradizionale, che svestiti almeno in parte le vesti più vicine al fascismo, hanno fatto della lotta contro l'immigrazione il loro cavallo di battaglia111. In realtà di nuovo nella loro propaganda non vi è nulla, la novità è rappresentata semmai dal consenso che incontrano nei quartieri popolari e periferici.

Basso( 2010,p.612):

Tale ascolto si spiega anzitutto con il fatto quanto mai concreto che lavoratori autoctoni e immigrati sono effettivamente in concorrenza tra loro in un gran numero di attività lavorative e molto spesso gli imprenditori preferiscono gli immigrati perché costano meno, accettano( per stato di necessità) orari più lunghi e più scomodi […]. Se e fin tanto che sia i lavoratori autoctoni che quelli immigrati restano in balia del mercato, questi ultimi esercitano sui primi una involontaria ma reale concorrenza al ribasso, anche per quello che concerne i diritti acquisiti.

A fare eco a questi movimenti e partiti politici sono stati anche i grandi mezzi di comunicazione, dai giornali alle televisioni passando per i social network, dove prima dello scoppio della pandemia da Covid-19 il tema dominante era l'immigrazione, con tutti i suoi potenziali

“pericoli”. Oltretutto va rilevato come l'immigrazione nei confronti dei paesi occidentali, lungi dall'essere terminate, sono destinate a crescere inevitabilmente a causa del peggiorameno delle condizioni di vita nei paesi di origine dei migranti, a causa dei risvolti economici delle chiusure, pur necessarie, per contrastare il diffondersi della pandemia da Covid-19112.

Ovviamente ciò non implica che esista una qualche forma di automatismo tra una condizione economica negativa e il sostegno a politiche razziste. Ciò che è sicuro è che le politiche anti-immigrazione dei governi europei non produranno alcun “beneficio” per i lavoratori, ma anzi, una volta divisa meglio la classe lavoratrice, saranno l'antipasto di attacchi ai lavoratori

“autoctoni”113. Nell'impossibilità di competere con i due colossi Stati uniti( in declino) e Cina ( in ascesa) gli Stati europei avranno come unico strumento per uscire dalla crisi quello di ridurre ulteriormente i salari, aumentando il tasso di sfruttamento della forza-lavoro. Basso(2010, p.617):

Inoltre la sfrenata corsa ai nazionalismi e sub-nazionalismi di cui si alimenta la aggressione alle popolazioni immigrate, si sa dove comincia, non dove finisce. O meglio, si sa che proprio qui in Europa, e a partire dall'Europa, lo scatenamento dei nazionalismi è finito nel povert-un-progetto-per-combattere-le-dis.html

111 In Italia ad esempio la Lega, storico partito indipendentista( sosteneva la secessione del Nord produttivo contro il Sud sanguisuga) è diventato con Matteo Salvini un partito nazionalista, che cela il suo razzismo dietro lo slogan

“Prima gli italiani”.

112 Cfr. https://stranieriinitalia.it/attualita/lamorgese-in-aumento-flussi-di-migranti-dalla-libia-serve-intervento-dellue/

113 Basti pensare che il decreto Sicurezza Salvini del 2018 ha trasformato in reato il blocco stradale e il corteo non autorizzato, storici strumenti di lotta del movimento sindacale.

secolo scorso in devastanti e tragiche guerre generali.

Le stesse politiche repressive sul territorio, come sgomberi di abitazione abusive o obbligo di allontanamento per gli “irregolari” non hanno prodotto che ancora più disagio e marginalità, dimostrando come dietro la propaganda non vi sia nessuna intenzione di risolvere i problemi, anzi l'obiettivo è quello di aggravarli. Anche questo continuo riaffermare una presunta superiorità della civiltà europea, mascherando secoli di colonialismo e esproprio delle ricchezze naturali e non solo dei paesi colonizzati, è funzionale solo a mettere i lavoratori gli uni contro gli altri114.

In questo senso esistono segnali di controtendenza, a partire dal fatto che le condizioni di vita e lavoro dei lavoratori autoctoni si stanno progressivamente, in peggio, avvicinando a quelle degli immigrati, rendendo sterile il dibattito volto a contrapporli. In più vi è una maggiore compresenza tra italiani e stranieri nei luoghi di lavoro, nella scuola per il tramite dei figli e nei sindacati, “che stempera e fa passare in secondo piano le diversità culturali, religiose, di costume, ed esalta ciò che, pur nella perdurante differenziazione gerarchica delle loro posizioni sociali e giuridiche, accomuna […] i lavoratori immigrati e i lavoratori autoctoni”(BASSO, 2010, p. 621) Anche nelle città, soprattutto in quelle più grandi, esiste una maggiore integrazione tra lavoratori italiani e non, che cominciano a vivere negli stessi quartieri.

Sebbene questi accenni di multiculturalismo che cominciano a determinarsi siano indubbiamente importanti, un approccio unicamente multiculturalista, che non si integri con la lotta contro il razzismo istituzionale, rischia di essere insufficiente. E questo perchè l'approccio multiculturalismo classico(GALLI, 2006),tende a scindere il piano della lotta culturale da quello della lotta contro le sovrastrutture economiche e politiche, non riuscendo a spiegare perché il multiculturalismo sia così avversato dalle elitè socio-economiche del paese, che vedono con timore la possibilità che si realizzi realmente quest'unità dei lavoratori, che metterebbe a rischio l'attuale ordine sociale, fondato sulle gerarchie di razze e classe(BASSO, 2010).

Unica soluzione contro questo razzismo istituzionale e “popolare” è dunque Basso(2016, p.625):

L'autorganizzazione delle popolazioni e dei lavoratori immigrati resta la prima forza contro questo sistema delle discriminazioni razziali, e agli italiani è richiesto, […] di appoggiarlo attivamente, senza porre alcuna conduzione preliminare. E la parità, il tema della parità di trattamento a tutti i livelli e in tutti i campi, va rilanciato senza alcun timore revenziale nei confronti della naturalizzazione delle disuguaglianze che oggi impazza.

Gli episodi del passato di solidarietà tra lavoratori immigrati ed autoctoni fanno ben sperare al riguardo. Indubbiamente oggi la classe lavoratrice è estremamente frammentata al suo interno e arretrata ideologicamente, ma ciò non esclude aprioristicamente che le cose possano cambiare ed

114 Cfr. https://milano.corriere.it/notizie/politica/18_gennaio_15/attilio-fontana-immigrati-razza-bianca-difendere- candidato-centrodestra-regione-lombardia-bcf74404-f9e8-11e7-b7a0-515b75eef21a.shtml Fontana è l'attuale presidente della Regione Lombardia.

essa trovi la forza per costruire una società nuova, fondata sulla cooperazione tra gli esseri umani, la pianificazione della produzione e la solidarietà internazionale tra i popoli.

Capitolo 4: Storia e contraddizioni del movimento cooperativo in Italia: dall'unità d'Italia alla