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139 a sua ausência perturba o espaço do coletivo, com consequências diretas para o convívio social.

Spunti scientificamente ed interdisciplinarmente dirompenti a partire dal rapporto tra teoria e ricerca attraverso l’approccio dello studio di caso, in sintonia con la letteratura più attuale, matura ed articolata.

140 scritti, costituisce ulteriore conferma alle basi empiriche, epistemologiche e socio- antropologiche di questo studio poiché la letteratura sul tema indica che anziché un principio puramente normativo, la regola d’oro è registro della natura relazionale della vita e delle sue dinamiche (Vigna e Zanardo, 2015), nonché costatazione della tensione innata a costruire rapporti collaborativi e sani (Bonino, 2012).

Un altro elemento di continuità con la logica dell’amore sociale è il riconoscimento dell’irriducibilità dell’altro (Iorio 2015). La giustizia riparativa in tal senso presenta assonanze in quanto dà centralità della persona. Questo emerge in particolare a proposito di quel effetto di empatia reciproca che frequentemente si va stabilendo durante i circoli riparativi e che permette, sia alla vittima sia all’offensore, comprendere le motivazioni delle azioni e contemporaneamente capire i riflessi delle azioni che si esprimono concretamente nel dolore dell’altro.

Nel raggiungimento di questi livelli di empatia vittima, offensore, operatori della giustizia riparativa e comunità, riescono a riconoscere la persona dietro le azioni. E in questo contesto empatia e amore sociale trovano congruenza e viene in rilievo una coscienza maggiore dell’alterità e della possibilità di uno stabilimento o ristabilimento di unità tra i due primi coinvolti: vittima e offensore, ed allo stesso tempo un’unità che si stabilisce contemporaneamente con gli operatori della giustizia riparativa e infine la comunità che si permette partecipare al percorso riparativo.

Potenziale reale negli incessanti passaggi tra le possibili dinamiche relazionali (routine, violenza, giustizia, pace, utilitarismo, ecc.) in varie configurazioni alla seconda di come si svolge il percorso riparativo.

Esistono però alcuni elementi di discontinuità tra giustizia riparativa e amore.

Il primo è la reciprocità: mentre la giustizia riparativa richiede reciprocità, l’amore sociale richiede eccedenza e dunque rompe le aspettative (Iorio 2015). Ciò lo abbiamo constatato in particolare nella concezione stessa della giustizia riparativa che ha come meta le riparazioni della vittima, e ciò richiede degli obblighi da parte dell’offesone nei confronti della vittima, e pur nella libera scelta di realizzare un percorso riparativo, esiste tacitamente un’attesa di accordo che più frequentemente tende allo stabilimento di parametri di equilibrio nel rapporto soprattutto se appartengono allo stesso spazio geografico, come per esempio allo stesso quartiere o alla stessa città. In questi casi specifici, non si verifica l’eccedenza che caratterizza l’amore sociale, però negl’incessanti passaggi tra i regimi di azione ed interazione, non raro accade che

141 l’offensore liberamente sceglie di far il percorso riparativo e la vittima facendo altrettanto lo accoglie e lo vuole aiutare, ed in momenti simili è legittimo considerare la configurazione dell’eccedenza caratteristica dell’amore sociale, ovvero in modo somigliante a ciò che accade nella vita quotidiana sono più frequenti altri parametri, come la richiesta di reciprocità, ma la realtà non esclude lo stabilimento delle effetto di composizione che può permettere il sorgimento della eccedenza caratteristica dell’amore sociale.

Il secondo è la contabilizzazione. Mentre l’amore richiede l’uscita da regime di scambio e di conteggio (Boltanski 2005), la giustizia riparativa, richiedendo la riparazione di un danno, si caratterizza per una forma di misurazione. Diversamente dell’amore che si realizza nel muovere azioni ed interazioni non fondate sull’utilitarismo ma caratterizzate dalla rinuncia alle equivalenze e dunque riduzione e o annullamento dei calcoli strategici in funzione di un bene maggiore: la relazione in se stessa, dall’incuranza verso se stesso e dalla cura verso l’altro, dalla permanenza nel momento presente in cui si realizza in modo pratico verso l’altro concretamente presente, elementi che indicano azioni ed interazioni che eccedono94 nel dare, nel non attendere retribuzione, ecc. Le sue tracce e o indicativi potrebbero essere trovati in numerosi momenti, come per esempio negli offensori che senza qualche guadagno, senza riduzione o annullamento della sanzione, e senza la visibilità che genererebbe il “socialmente desiderabile” vogliono riparare gli errori verso la vittima e la comunità e ricominciare, oppure gli indicatori dello sprigionamento della facoltà ordinaria dell’essere umano di agire in regime di pace/amore potrebbero essere trovati nella vittima che comprendendo l’offensore lo vuole appoggiare e o aiutare a ricominciare…

potenziali indicatori con numerose possibilità di interpretazioni, comunque considerati gli effetti concreti di catalizzazione della maturazione socio-psico-politica ed i concreti livelli di ristabilimento di relazioni equilibrate e di assenza di recidiva talvolta vicino al cento per cento sono elementi che non dovrebbero essere disprezzati dinanzi al rischio di una chiusura aprioristica.

94Social Love asan action, relationship or social interaction in which subjects exceed (in giving, in receiving, in not giving or not to do, in neglecting) all its antecedents, and therefore, offers more than the situation requires in order to make benefits” (Iorio, 2015, p. 23; Araújo et al., 2015, 2016; Martins e Cataldi, 2016).

142 7.4.1 Che cosa rompe la contabilizzazione tipica della Giustizia?

Componendo una visione generale “grosso modo” dei processi convenzionali nella Giustizia Penale, quando l’offensore commette il delitto contro la vittima, entrando così in conflitto con la Legge, la logica processuale odierna stabilisce che avendo commesso reato l’offensore rimane per lo più in “debito” con l’Istituzione statale e lo pagherà attraverso il Sistema Penale.

I riti giuridici penali convenzionali in pratica annullano la vittima, che entra nel processo legale al massimo come testimone del crimine, nella consapevolezza del fatto che la testimonianza può essere congedata.

L’offensore di solito interiorizza il pensiero che afferma il suo debito verso lo Stato che lo punirà e, in compimento alle sanzioni previste, viene punito e, sopravvivendo al sistema carcerario, uscirà per condurre una vita spesso con lo stigma di ex-detenuto.

La vittima sparisce nel processo, l’offensore è punito e nella maggior parte del mondo, raramente è recuperato e con maggior frequenza ricade nel conflitto con la Legge: il rito previsto nella Legge è stato compiuto, le potenziali cause che hanno originato il delitto continuano, la vittima rimane senza un risarcimento, l’offensore che subisce la punizione non raramente si trova “peggiore” in seguito al sovraffollamento del carcere e a tutta la violenza vissuta all’interno del sistema. La contabilizzazione è stata compiuta, ma spesso la Giustizia rimane assente in tutta la durata di queste realtà incrociate: cause del delitto, reato, sofferenza della vittima e dei suoi, punizione dello Stato, sofferenza dell’offensore e dei suoi, effetti del crimine perpetuati nella società.

Quando l’offensore sceglie di fare un percorso riparativo attraverso la giustizia riparativa, è comunicato chiaramente che non ci sarà riduzione della sanzione o annullamento dei provvedimenti giudiziali per il fatto che abbia scelto di realizzare le pratiche riparative, e ancora, che i contenuti del percorso riparativo nemmeno verranno riportati al Tribunale.

La vittima è cosciente e se decide di realizzare il percorso è informata che potrà interrompere la sua partecipazione in qualsiasi momento del percorso (l’offensore ha la stessa possibilità).

Questi tratti tipici pongono un sigillo di scelta libera significativamente importante per tutto il percorso.

143 Durante le pratiche circolari l’offensore ha la possibilità di guardare gli effetti della sua azione e sentire le sofferenze inflitte alla vittima, che a sua volta trova lo spazio per comunicare ciò che conserverebbe in silenzio in se stessa senza possibilità di condivisione. Durante le pratiche circolari nei vari Circoli: di Accoglienza, di Curare il Conflitto, di Costruzione di Pace, di Celebrazione, succedono numerose espressioni di interazione: pianto, presa di coscienza, tratti di compassione… talvolta reciproca, ristabilimento di interazioni equilibrate e più sane, accordi, talora di appoggio vicendevole.

Se offensore e vittima lo vogliono, persone della comunità possono essere presenti, normalmente sono chiamate persone conoscenti che possano con equilibrio collaborate nel percorso e così anche la comunità è coinvolta.

La relazionalità che si stabilisce nelle pratiche riparative genera connessioni e di conseguenza i beni relazionali (Bruni, 2006) che operano la riparazione.

Per un effetto di composizione, è possibile l’emergere della capacità costitutiva delle persone di agire secondo il regime di pace, o di amore95, secondo Luc Boltanski (2005), l’autore della scuola francese che scrivendo sul tema della “Giustizia” ha pubblicato il noto testo “L'Amour et la Justice comme compétences” (1990), di cui il capitolo centrale è diventato il testo “Stati di Pace. Una sociologia dell’amore”

pubblicato in Italia nel 2005.

Boltanski (2005) afferma che “La pace è resa manifesta dal silenzio dalle equivalenze: quando le persone sono in pace, il riferimento alle equivalenze è inutile”, ed in questo caso l’equivalenza è il riferimento alla giustizia convenzionale e la pace è il riferimento all’amore come categoria per le Scienze Umane e Sociali. Boltanski afferma ancora che la “incapacità della giustizia ad estinguere la disputa e a riportare la pace è una tra le ragioni che suggeriscono l’insufficienza delle costruzioni che si limitano ad essa.”

Dunque, essendo l’offensore cosciente della continuazione dell’esecuzione della pena e avendo l’intenzione di realizzare la riparazione, il fatto stesso di scegliere

95 Sotto-capitolo 7.4: “azioni ed interazioni non fondate nell’utilitarismo ma caratterizzate dalla rinuncia alle equivalenze e dunque riduzione e o annullazione dei calcoli strategici in funzione di un bene maggiore: la relazione in se stessa, dall’incuranza verso se stesso e dalla cura verso l’altro, dalla permanenza nel momento presente in cui si realizza in modo pratico verso l’altro concretamente presente, elementi che indicano azioni ed interazioni che eccedono nel dare, nel non attendere retribuzione nell’intento di rendere benefici.”.

144 di continuare il percorso riparativo, che spesso coinvolge la sofferenza della presa di coscienza del dolore altrui (sia della vittima, sia dell’offensore, sia della comunità), questa decisione di proseguire senza riduzione della pena e assumendo il dolore del percorso riparativo, la scelta di continuare la riparazione può indicare la rottura della contabilizzazione tipica della giustizia convenzionale in favore della relazionalità stessa.