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Dinanzi alla rimessa in discussione dei paradigmi positivisti sorti dalle scienze naturali, nelle scienze umane e sociali si è messa in discussione l’egemonia nell’orientamento metodologico mainstream basato sul paradigma operazionale e statistico: importanti riflessioni sono venute a galla, assieme ad altre prospettive di avvicinamento cognitivo al reale. Pur rappresentando un importante impulso iniziale nel percorso realizzato dalle nuove prospettive teoriche ed empiriche e nuovi campi disciplinari, fino al suo riconoscimento da parte della comunità degli scienziati in quanto Scienze vere e proprie, la tendenza ad una eccessiva uniformizzazione, tanto degli strumenti e dell’approccio quanto dei frutti della ricerca stessa, ha prodotto un eccesso di quantificazione e la ricerca di un’artificiale precisione statistica rispetto un’oggetto di studio tipico delle scienze umane. In altre parole queste tendenze hanno spesso sottovalutato, da una parte la variabilità e l’irriducibilità tipica dei soggetti di studio, dall’altra della sociologia, dall’altra le dinamiche relazionali che sono intrinsecamente legate all’essere umano, ai gruppi e alle istituzioni.

Il rischio percepito e segnalato dal presente testo è quello di cadere in un approccio riduzionista della realtà - nei confronti della persona, dell'azione e dell'interazione, della complessa e poliedrica totalità che costituisce la realtà stessa – a partire da una significativa chiusura segnalata da uno zelo eccessivo, spesso motivato da una contaminazione con le degenerazioni di un sistema che ha escluso dal suo centro l’umanità e la vita, poiché partendo soltanto dalle interpretazioni egemoniche decade in interpretazioni basate soltanto su una razionalità strategica elementare che è praticamente assolutizzata, e quindi poco scientifica, poco feconda e dissociata dalla realtà.

Questo aiuta a capire il perché è stato scelto di usare il case study per studiare le pratiche riparative e la giustizia riparativa: in altre parole la prima motivazione alla scelta di questo approccio è collegata alla necessità di mettere insieme da una parte la riflessione metodologica e dall’altra un percorso di elaborazione teorica in grado di valorizzare la dimensione della relazionalità e della complessità tipiche del fenomeno oggetto di studio.

Tra le motivazioni sottostanti nel scegliere i case study per studiare le pratiche riparative e la giustizia riparativa - in quanto fenomeno attuale, attivo, prettamente

51 relazionale e dunque segnato da vivissima complessità, e con un’impostazione che sa del pensare a partire dai casi - risiede appunto nell’apertura necessaria per comprendere la specifica particella del reale sulla quale si vuole eseguire l’approccio cognoscitivo, e dunque “«sacrificare», in qualche misura, il principio della rappresentatività empirica in favore invece della fecondità teorica”31 (Martire, 2020).

Nell’ambito del caso di studio infatti la scelta del caso avviene secondo una logica di rappresentatività teorica piuttosto che di rappresentatività statistica (Becker, 2008). Ciò significa che il caso viene appunto scelto per la fecondità teorica e interpretativa che può portare alla riflessione e non ha dunque alcuna pretesa di poter

“rappresentare” alcuna popolazione o gruppo specifico di fenomeni.

Lo studio di caso infatti si slega da una logica matriciale e si indirizza verso una

“rappresentatività teorica” invece che “empirica”, e dunque «Hence, for the purpose of theory building choosing the right type of case is essential. For this the concept of theoretical sampling is used in qualitative research instead of representative sampling as in quantitative research» (Bhatta, 2018).

Contemporaneamente a quanto appena affermato, emerge con chiarezza il fatto che il criterio primordiale per la scelta del Caso ”ha più a che fare con la sua capacità di essere esemplificativo, denso di processi e meccanismi che possano essere collegati a un dibattito teorico sostantivo più ampio“32 (Martire, 2020). Ed in questo senso, rispetto alla scelta, sia del Caso (singolo o multiplo) e simultaneamente degli strumenti di ricerca che comporranno il nostro research design, possiamo affermare con Thakur Prasad Bhatta che «the issue of single case and multiple cases is not decisive. More important than this is objective of research and selection of appropriate case accordingly as the selection of case determines the nature of case study research» (2018).

Quanto poi al passaggio dall’empiria alla teoria, gli autori parlano della capacità di generalizzazione analitica (Yin, 2014) o generalizzazione teorica (Bhatta, 2018) tipica del case study. In altre parole il caso di studio, singolo o plurimo, non consente una generalizzazione né in termini legali-formali, né in termini probabilistici, ma solo l’estensione di alcune argomentazioni e la loro applicazione al problema di indagine.

31 Martire, F. (2020) Lezione intitolata “Generalizzazione e sintesi dei dati” svolta il 25 maggio ‘2020, nel contesto del XXXV Ciclo del Dottorato di Ricerca in Comunicazione e Ricerca Sociale. Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale CORIS, Università di Roma LA SAPIENZA, inedito.

32 Idem.

52 In altre parole, il case study si caratterizza per l’utilizzo di una forma di inferenza chiamata “analitica”. Essa è meno interessata alla saturazione enumerativa dei casi, quanto piuttosto alla copertura semantica della categoria concettuale riferibile all’unità di analisi oggetto della ricerca.

La peculiarità di questa forma di inferenza si riferisce all’origine induttiva dell’ipotesi di configurazione della categoria concettuale. Tale ipotesi si formula infatti a partire dall’analisi dei materiali empirici raccolti e la sua adeguatezza si specifica progressivamente durante la comparazione tra tutti i casi osservati, identificando e selezionando alcune caratteristiche significative ed esemplari ritenute utili per cogliere il fenomeno indagato e dunque per definire la categoria concettuale relativa all’unità di analisi della ricerca (Acocella e Cataldi, 2020).

Nel case study questa procedura non è però solo induttiva33, ovvero non effettua un’inferenza solo a partire dal materiale raccolto, ma attraverso la scelta stessa del caso di studio – che avviene preliminarmente – procede anche in maniera deduttiva34 e abduttiva35. Deduttiva perché la teoria guida la scelta del caso di studio da cui vengono dedotte alcuni elementi chiavi per la comprensione del problema di ricerca.

Abduttiva perché la teoria viene a costituirsi a partire dall’osservazione di un fatto empirico, per risalire alla possibile spiegazione del loro manifestarsi.

Dinanzi a fenomeni attivi e contenenti un livello di complessità tipico di ciò che definiamo come “umanità”, si apre la prospettiva innovativa (e che contemporaneamente sostanzia delle sfide), cioè il “pensare per casi” (Passeron e Revel, 2005) ovvero “a partire dalle singolarità”, come è affermato nell’ormai noto testo

Penser par cas

33L’induzione consente di ipotizzare una regola a partire da un caso e da un risultato: essa si basa sull’assunzione che determinate regolarità osservate in un fenomeno continueranno a manifestarsi nella stessa forma anche in futuro. L’induzione infatti consiste nello scoprire una regolarità e nel formulare una generalizzazione attraverso successive prove empiriche.

34L’inferenza deduttiva: parte dalla teoria e controlla quella teoria. La deduzione consiste nell’inferire attraverso una serie di passaggi logico-formali delle conclusioni particolari partendo da alcune assunzioni iniziali in generale. In questa maniera, nella deduzione la conclusione scaturisce in modo automatico dalle premesse: date la regola e il caso, il risultato non può essere diverso e rappresenta semplicemente il rendere esplicito ciò che era già implicito nelle premesse.

35 Il ragionamento abduttivo si basa sull’osservazione di un fatto empirico, per risalire alla possibile spiegazione del loro manifestarsi. L’abduzione consiste, quindi, nel formulare una regola interpretativa per spiegare un fatto osservato (Peirce, 1903). La specificità dell’abduzione è sostenere l’elaborazione di una ipotesi sul rapporto semantico tra premesse e conclusione all’interno di una situazione vaga: il carattere inventivo o di scoperta sta nell’interpretazione del dato, inteso come occorrenza particolare di una regola generale, ed è la creatività dell’interpretazione che conferisce ricchezza all’abduzione.

53 le caratteristiche più generali del pensiero per casi. Nella loro opinione, le sue modalità logiche sono quelle di un ragionamento che, per fondare una descrizione, una spiegazione, un’interpretazione, una valutazione, procede “attraverso l’esplorazione e l’approfondimento di una singolarità osservabile” (p. 9). E questo, non allo scopo di limitare l’analisi ad essa, o pronunciarsi su di un caso unico, bensì per “trarne un’argomentazione di portata più generale, le cui conclusioni saranno cioè ulteriormente utilizzabili” (Passeron e Revel, 2005 apud Lacour e Gorgoni, 2005, p. 9)

Infatti il ragionamento a partire dai casi - a seconda del contesto, del problem solving process, del disegno di ricerca, degli strumenti e dell’approccio scelto – contiene la potenzialità di essere il riflesso osservabile di una generalità, infatti “La singolarità che “fa caso” instaura la perplessità nel cuore del giudizio […] essa forza l’attenzione costringendo a sospendere lo svolgimento di un ragionamento precostituito” (Lacour e Gorgoni, 2005). In questo senso,

Il caso non solo richiede un’interpretazione, bensì produce anche una costruzione teorica. Lo dimostra bene la casistica, i cui ostacoli sono altresì enigmi, per quanto sempre in relazione a un corpo di regole date: il caso paradigmatico rientra perfettamente sotto la regola, ma altri casi sono coperti soltanto in parte da una norma, o da più norme allo stesso tempo. Questa tensione fra il caso ordinario e il caso straordinario, tra la regola e l’eccezione, è costituiva della casistica in ogni epoca. Di fronte a questi casi di coscienza si elabora un lavoro di riflessione, che si conclude con una decisione, ossia una costruzione problematica sensibile alle circostanze e alla singolarità. La riflessione non si pone allora nei termini di una deduzione nomologica, bensì in quelli di un’argomentazione pratica soggetta a revisione (Idem)

La scienza esiste in base al principio fondamentale di produrre affermazioni e nessi tra affermazioni, sulla realtà, con una ragionevole aspirazione di impersonalità, ed il rifiuto aprioristico di una realtà esistente, per quanto discreta possa sembrare, sostanzia la negazione della scienza stessa.

Come affermano Lacour e Gorgoni (2005, pag.6) commentando Passeron e Revel (2005)

La razionalità argomentativa delle scienze sociali è specifica, e si può tentare di pensarla attraverso logiche non monotone. Basandosi sui principi logici meno esigenti di quelli che governano le “implicazioni strette”, queste logiche permettono una formalizzazione tenendo allo stesso tempo in considerazione la maggior e o minore forza della prova e la distanza fra contesti (inferenze normali, possibili, probabili, eccezionali, impossibili, ecc.). In questo modo la formalizzazione di

54 ragionamenti complessi può essere portata piuttosto lontano, senza con ciò sacrificare il loro grado, il loro ordine, la loro portata.

Dinnanzi all'effetto della frammentazione sistemica generale associata ai paradigmi più comunemente conosciuti, la costruzione di un approccio cognitivo a queste prospettive teorico-metodologiche, che compongono una visione procedurale della realtà, è fondamentale per garantire la simmetria dei modelli di azione e di interazione, e l'intelligibilità dell'insieme generale delle forme concrete assunte dalle relazioni tra le persone, infine, tra le istituzioni nella realtà.

Tenendo presente la realtà della giustizia riparativa, e di tutto il costrutto epistemologico e teorico-metodologico prospettato nel presente lavoro, ci si accorge di una significativa potenzialità ed appropriatezza dell’approccio dello studio di caso nello studio di fenomeni complessi, come quello della riparazione ed altri fenomeni assimilabili alla definizione di complessità preconizzata in questo testo, che parte dalle basi del patrimonio conoscitivo e teorico-metodologico degli autori e delle diverse Scuole enunziati nel presente studio.

Considerando la letteratura teorico-metodologica, specialmente quella contemporanea, ed ancora, procedendo con la giusta scelta di posizione epistemologica e dunque dei paradigmi investigativi in sintonia con essa, l’approccio dello studio di caso si mostra significativamente appropriato all’investigazione di fenomeni complessi, proseguendo sulle orme di un paradigma piuttosto interpretativista e così raggiungendo uno sviluppo della sua potenzialità caratteristica, ovvero la sua tipica fecondità teorica e teoretica (Bhatta, 2018).

3.7 Perché scegliere il case study come approccio di ricerca per