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Partendo dal patrimonio conoscitivo teorico-metodologico e teoretico- epistemologico, in modo particolare della Scuola Francese22, negli incessanti passaggi e sovrapposizioni tra i regimi di azione ed interazione che vengono tipificati quali costituenti dalle facoltà ordinarie attivate dalle persone nella realtà quotidiana, ”è connaturato alla definizione della giustizia il fatto di essere pensata come un’alternativa alla violenza” (Boltanski, 2005). Comunque, la giustizia si mostra sempre insufficiente, e ”questa incapacità della giustizia ad estinguere la disputa e riportare la pace è una tra le ragioni che suggeriscono l’insufficienza delle costruzioni che si limitano ad essa […] anche la pace riguarda le persone, poiché ne hanno intuizione e, spesso, nostalgia“, dunque occorre ”un approccio cognitivo alla pace“ (Idem).

Il pensiero della suddetta scuola sviluppa questo input e presenta l’amore come prospettiva scientifica per la sociologia e per le scienze Umane, riprendendo concetti classici (Sorokin, Simmel, Ricoeur, Kierkegaard, Weber, etc.) e sviluppando nuovi orizzonti teorico-metodologici, come in Iorio (2011;2014)23.

Nella sociologia, l’amore è individuato come una tra le più complesse forme di generazione e sviluppo di processi di sociabilità pubblica, composte non soltanto da una logica ma da un insieme di logiche. Simmel (1921) qualifica l’amore come elemento principale nella costruzione delle relazioni. In questo senso, il passaggio dal piano individuale a quello collettivo è operato dall’amore. Negli studi su Weber, Symonds e Pudsey (2006) individuano una tipologia complessa di nessi d’amore riconoscendoli dentro i processi di razionalizzazione culturale.

Pitirim Sorokin, fondatore del Harvard Research Center in Creative Altruism, che promosse sondaggi sociologici e pubblicò nel 1954 la sua opera The Ways and the Power of Love, riconosce l’amore come caratteristica chiave della coesione sociale e “catalizzatore” della forza creativa nelle persone, nei gruppi, nelle istituzioni sociali e nella cultura24.

22 BOLTANSKI, Luc. L’Amour e la Justice comme compétences. Trois essais de sociologie de l’action.

Paris: Métailié, 1990; traduzione italiana: BOLTANSKI, Luc. Stati di pace. Una sociologia dell’amore.

Milano: Vita e pensiero, 2005.

23IORIO, Gennaro. Elementi di sociologia dell’amore. La dimensione agapica nella società. Salerno:

Natan Edizioni, 2014. e Firenze University Press, Società, mutamento, politica. Rivista Italiana de Sociologia, Vol. 2, N° 4 (2011): “L’agire affettivo. Le forme dell’amore nelle scienze sociali. e Sociologia:

Rivista Quadrimestrale di Scienze Storiche e Sociali. Anno XLV n. 3 2011:”L’ Agire Agapico come categoria interpretativa per le Scienze Sociali”.

24 Sorokin, 1954.

37 Presso la scuola tedesca, nella revisione della teoria critica fatta da Honneth all’interno della sua filosofia sociale (1992), è sottolineato che l’amore – così come i diritti – sono necessari affinché gli esseri umani possano vivere autonomamente. Un riconoscimento intersoggettivo inteso come prerequisito per l’autonomia individuale.

Un riferimento per il concetto di amore sociale è “L’Amour e la Justice comme compétences di Boltanski”. In questo testo, il sociologo francese riprende il concetto di agape dalla tradizione teologica e mostra che l’agape è anche un concetto sociologico, in quanto guarda “al modo in cui possono essere regolati i rapporti tra gli uomini» (Boltanski 1990, p. 54).

Per rispondere alle aporie dello strutturalismo, Boltanski (1990) ha cercato di reinserire le ragioni dell'agire e le esigenze morali che si danno o vorrebbero darsi, anche solo come ideali (Boltanski, 1990). In questo quadro, Boltanski individua quattro regimi di azione. Il primo è la giustizia, basata sulla logica dell'equivalenza; il secondo regime è la violenza, basata sulla logica del contenzioso; il terzo è la routine, basata sull’accettazione passiva e pre-riflessiva dell'equivalenza; l’ultimo è il regime di pace basata sull’agape e in cui vengono attivamente scartate le possibilità di equivalenza tra gli oggetti della relazione e tra le persone.

L’introduzione dell’agape nella riflessione sociale è un elemento di novità importante perché consente di restituire all’amore una dimensione sociale che va al di là delle coppie, delle famiglie, delle relazioni primarie, come quelle familiari, basando nuovi regimi di azione di pace.

Accanto a questo livello di analisi, parzialmente condivisibile, si collocano altri aspetti meno convincenti nel concetto del sociologo francese. Infatti, per Boltanski, lo stato di pace non può essere posto come obiettivo di un’azione che mira intenzionalmente a stabilire relazioni d’amore sociale, e quindi, produrre forme istituzionali adeguate.

In questa prospettiva il gruppo di ricerca Social-One ha proposto un nuovo concetto di amore sociale, definendolo come “un'azione, una relazione o un'interazione sociale in cui i soggetti abbondano eccedono (nel dare, nel ricevere, nel non dare o nel fare, nel non prendersi cura) di tutti i suoi antecedenti, e quindi offre più della situazione richieste con l'intento di portare benefici” (Iorio 2015, p. 23; Iorio e Cataldi 2022, p. 12).

38 Quindi l’amore sociale si definisce partendo da sé e per sé senza interesse, senza ritorno, responsabilità o giustificazione. Non è quindi un'azione utilitaristica, né uno scambio di mercato, perché nessuno offre o chiede per sé secondo un principio calcolato di utilità marginale, né si fonda su un principio di giustizia nel dare o nel rendere secondo una distribuzione a partire di criterio. Non appartiene nemmeno alla logica della solidarietà che implica la partecipazione a una condizione che non appartiene a uno, o di avere la sequela o il rispetto degli altri per il nostro status sociale.

In generale, affinché nasca l’amore sociale, non presuppone neppure la reciprocità, in quanto chi ama si trova spesso a rompere il ciclo del dover restituire: ad esempio non restituisce uno schiaffo a chi prima lo diede. Se ci fosse necessariamente bisogno di reciprocità, non potremmo interpretare come amore sociale tutti quei fenomeni empirici in cui un soggetto ama o è stato amato da individui anonimi: ad es.

adozioni a distanza, dove un bambino è amato da persone a lui sconosciute. Inoltre, quelle situazioni di amare il proprio nemico.

L’amore sociale ama anche il tipo ingrato, cioè quello che non vuole essere amato, che non vuole restituire l'amore donato o che semplicemente non lo sopporta.

L'anonimo, l'ostile, l'ingrato sono tre tipi che non annullano l'amore sociale; non la minano perché è sovrabbondanza, nel senso di offrire più di quanto la situazione richiede (Marion, 1997).

In particolare esistono alcuni elementi distintivi del concetto, particolarmente utili per la ricerca empirica:

1) Il primo di essi è l’eccedenza. Questa è la tipicità dell’amore sociale:

eccedere significa superare le aspettative condivise. In altre parole, l’amore ha una carica critica nella società contemporanea, in quanto rompe con le logiche utilitariste, di contabilizzazione e di scambio.

2) seconda dimensione semantica è prendersi cura dell’altro. L’amore pone al primo posto l’altro e il suo bene e la priorità del beneficio altrui diventa, per così dire, l’elemento oggettivo e concreto di individuazione dell’amore sociale.

Inoltre, il concetto di amore sociale consente di interpretare azioni sociali che mettono insieme universale e particolare. Universale perché l’amore sociale, infatti, va oltre le logiche dell’in-group e si esplica anche nei confronti di persone estranee alla propria cerchia, ovvero va oltre le relazioni primarie con il partner, i familiari, e gli amici, l’etnia ecc. Esso si può rivolgere anche ad uno sconosciuto, un ingrato o una persona

39 radicalmente diversa da sé per provenienza geografica, cultura, religione o colore della pelle e persino verso un nemico. Particolare perché l’amore sociale si basa sul riconoscimento dell’altro, in quanto base e premessa al proprio riconoscimento.

Basandosi sull’irriducibilità, l’amore sociale è un legame che non appiattisce, ma anzi valorizza le differenze permettendo alle persone di essere se stessi in un estraneo. È quindi un legame sociale rintracciabile empiricamente nella società plurale e contemporanea.

A partire dalla base analitico-critica che si sta costruendo, ed in modo fondamentale considerando che la letteratura metodologica più ricorrentemente, costituendo un punto quasi-pacifico, asserisce che il case study è approccio appropriato per la ricerca e costruzione teorica a partire di fenomeni complessi, e cioè segnati dalla pluralità di prospettive costitutive e prospettive di studio. L’orizzonte che sembra farsi strada è quello di procedere mirando a studiare le azioni sociali caratterizzare dall’eccedenza, incondizionatezza e non strumentalità (Iorio 2014;

Araujo et al 2015)25 attraverso la comparazione della presenza delle evidenze suddette, che possibilmente e o probabilmente sono presenti, o meno, nel percorso sostanziato nelle dinamiche presenti nella realtà della giustizia riparativa.